Sare, solo 5 ex dipendenti hanno trovato un lavoro
La vertenza degli operai licenziati e in attesa di mensilità e Tfr discussa in consiglio comunale. L’assessore Bellelli: «Dall’azienda no a tutto»
Bibbiano. Cala il sipario sulla vicenda degli operai Sare, licenziati dopo due anni di cassa integrazione dal salumificio di Barco. Da più di un mese è stato interrotto anche il presidio che durava da quest’estate in via Santa Lucia, sede della ditta ormai chiusa.
La buona notizia è che attualmente non parliamo più di ventisei famiglie senza un lavoro: molti hanno trovato un nuovo impiego temporaneo, altri andranno a breve in pensione. Sono rimasti solo nove operai che necessitano di una collocazione. Una settimana fa, durante l’ultimo consiglio comunale a Bibbiano è stato discusso l’ordine del giorno dedicato alla Sare, che deve la liquidazione agli operai licenziati.
E stato l’assessore ad ambiente, mobilità sostenibile e attività produttive, Loretta Bellelli, a fare il punto della situazione sottolineando le diverse trattative seguite con il titolare senza arrivare ad un accordo, neanche sulle condizioni di uscita dei lavoratori. «L’azienda di Barco – ha spiegato la Bellelli – ha risposto negativamente alle richieste avanzate dalla parte sindacale negando le somme dovute e il Tfr. Non solo, hanno continuato respingere il ricorso alla Cigs in deroga e le garanzie riguardo quanto ancora dovuto ai dipendenti facendo arrivare il 7 agosto le lettere di licenziamento. Invece, per il rimborso del Tfr l’azienda ha proposto la restituzione in quindici mensilità senza nessuna garanzia a tutela della completa compensazione».
Il punto della situazione a oggi è che solo cinque dei dipendenti sono riusciti a trovare una nuova occupazione, dodici percepiscono la disoccupazione, e a breve solo sei di loro accederanno alla pensione.
«La giunta – conclude l’assessore – si impegnerà ad avviare azioni a favore dei lavoratori disoccupati, ad essere vigili su eventuali passaggi di proprietà dello stabilimento di Barco, a supervisionare la situazione degli ex dipendenti tenendo contatti anche con la Regione Emilia Romagna, con il Centro per l’impiego e con i sindacati, trasmettendo questo ordine al ministro Stefano Patuanelli, all’assessore della Regione Emilia Romagna Palma Costi, al presidente della Provincia Giorgio Zanni e altri organi istituzionali».
Anche il restante degli operai Sare portano avanti la battaglia come possono, uno di loro Salvatore Ambrosino fa il punto della situazione: «Mi rivolgo al presidente Stefano Bonacini, a quello della Provincia Giorgio Zanni e al presidente dell’Unione Franco Palù. Noi operai rimasti viviamo quotidianamente l’attesa della ricollocazione con un’ansia che ci divora, ci serve un aiuto concreto. Dall’ultimo giorno di lavoro sono passati circa 240 giorni di cui 140 siamo stai in presidio permanente fuori all’azienda. Sono passati 90 giorni dal licenziamento e dal prossimo mese il sostegno economico della Naspi che attualmente si aggira sui 1000 euro incomincerà a scendere del 3 % mensili, un dramma per chi come me è monoreddito, altrettanto per chi ha un mutuo, un affitto da pagare e dei figli a carico. Bisogna far presto, bisogna trovare una soluzione quanto prima. Dei 26 dipendenti, quelli sotto i 50 anni hanno già trovato lavoro (anche se a termine) ad oggi escluso quelli che andranno in pensione a conclusione della Naspi, ne restano circa una decina inoccupati». «Non lasciateci soli, il nostro grido è dovuto alla necessità di riprenderci la nostra dignità, garantire sostegno alla famiglia, continuare il nostro percorso lavorativo, non essere un peso per la nostra comunità», conclude. —
Daniela Aliu
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