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Sono mille le maniere di fare il cappelletto? Pronto il modello di quello reggiano autentico

Sono mille le maniere di fare il cappelletto? Pronto il modello di quello reggiano autentico

La presentazione del disciplinare è in programma sabato alle 16.30 in Sala Tricolore 

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l’appuntamento

Quello che verrà presentato e depositato sabato prossimo in Sala del Tricolore sarà un disciplinare in brodo e al dente. Cioè con il grado di cottura giusta: non vincolerà, non decreterà, non indicherà il migliore... e tutti gli altri no.

Sarà un prontuario identificativo, anche liquido, perché l’obiettivo dell’Associazione del Cappelletto Reggiano è quello di delineare le caratteristiche della specialità farcita della nostra provincia, che non sono, non sono mai state e non possono essere simili a quelle dei territori vicini. Il cappelletto reggiano non è quello mantovano, non ha nulla a che fare con l’anolino parmense o parmigiano, è distante dal tortellino modenese e ancor di più dal marubino cremonese.

Distintività e unicità della nostra pasta ripiena sono le parole d’ordine dell’Associazione che si è costituita il 12 marzo di quest’anno. Gli “attivisti” del cappelletto sono donne impegnate nella cucina di casa e ristoratrici (non mancano gli uomini).

Il disciplinare a breve potrebbe approdare al riconoscimento del cappelletto Deco (Denominazione Comunale) come primo passo verso forme di tutela e promozione più articolate e vaste. L’Associazione ha distribuito e ritirato 300 questionari per raccogliere l’infinità di variabili del cappelletto entro l’ambito reggiano, e costruire un perimetro entro il quale identificarne il modello. Ecco quindi in proiezione la nostra specialità non come deve essere, ma come può essere considerata appunto reggiano. Tre le peculiarità fondamentali: il pesto deve essere cotto (a differenza di altre farciture di altri territori che invece va posto in sfoglia a crudo); la pasta è dentellata; il foro che deve essere impercettibile, pressoché inesistente.

L’illustrazione e il deposito della “legge” dedicata al prodotto identitario è in programma sabato prossimo alle 16.30 in Sala Tricolore, ed è aperta a tutti.

È certa la partecipazione di molte autorità locali e di specialisti della gastronomia e appassionati di storia. Ma di non solo disciplinare vive e vivrà l’Associazione. Infatti la presidente Fulvia Salvarani (contitolare con il marito Gianni D’Amato del Caffè Arti e Mestieri) spiega: «L’idea è quella di sostenerci nel trovare idee ed esperienze di qualità per narrare oggi una tradizione consolidata. Desideriamo infatti aiutare le nuove generazioni ad introiettare questo prezioso sapere che passa di mano in mano da anni e che caratterizza la storia del nostro territorio e della nostra comunità. Ancora, intendiamo proporre alla città laboratori di formazione per insegnare a “fare” il cappelletto, con l’obiettivo di salvaguardare non solo la memoria, ma anche il “saper fare” di questo nostro piatto così identitario».

Le adesioni e la partecipazione all’Associazione sono sempre aperte. Per informazioni è possibile chiamare questo numero telefonico: 328 8909980. —

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