Gazzetta di Reggio

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La Casalgrande Padana fa la sala all’Onu

Adriano Arati

La Multilaterism Hall di Ginevra, inaugurata martedì, è costata 20 milioni di euro. La parte ceramica è tutta reggiana

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Un pezzo di Casalgrande in una delle strutture più moderne, e potenzialmente influenti, del pianeta. Martedì è stata inaugurata la sala XIX del Palais des Nations dell’Onu a Ginevra, in Svizzera, una delle principali stanze assembleari delle Nazioni Unite. Un’opera che definire imponente è quasi riduttivo, costata circa 20 milioni di euro, con oltre ottocento posti attrezzati su 4mila metri quadrati.

Buona parte delle finiture e degli arredi ceramici arrivano dalla Casalgrande Padana, che ha messo a disposizione una parte di materiali di serie e, soprattutto, parecchi prodotti a getto realizzati su misura, seguendo le indicazioni dell’autore del progetto, Giampiero Peia. Peia è uno dei nomi di punti della scuola architettonica italiana, e da tempo collabora con la ceramica casalgrandese.

Quando gli è stato affidato l’incarico per il salone ginevrino, si è rivolto a diversi marchi di punta per le varie forniture. La CCM ha curato la costruzione vera e propria e la parte delle sedie, tramite la società collegata Matteo Grassi, Wood-Skin ha pensato agli interni in legno e Flos si è occupata dell’illuminazione. La componente ceramica era completamente in capo alla Casalgrande Padana, non nuova a collaborazioni di lusso con linee speciali. Basti ricordare, all’Expo2015, il padiglione cinese disegnato dal maestro Daniel Libeskind, autore poi della celebre rotonda ceramica vicina alla sede della Casalgrande Padana.

Un passaggio prestigioso in un luogo peculiare. E la conferma arriva dall’attenzione a livello internazionale riservata al taglio del nastro di martedì scorso, alla presenza del direttore generale dell’ufficio Onu a Ginevra, Tatiana Valovaya. La Multilaterism Hall, verrà utilizzata per le sessioni plenarie con i vari paesi.

È una peculiare commistione di rigore formale e richiami mediorientali, in particolare al Qatar. Il complesso è stato infatti donato proprio dal Qatar, che ha coperto le spese ed è un altro partner forte di Peia, il cui studio ha come unica sede estera proprio Doha, la capitale della Nazione araba. Tante finiture e tanti dettagli, ondulati come dune pieni di disegni della tradizione qatariota, omaggiano il mecenate, e si uniscono ad un poderoso sfoggio di tecnologia. La sala è quasi interamente realizzata con materiali a basso impatto e in grado di assorbire anidride carbonica, il sistema di illuminazione seguirà il più possibile i cicli naturali esterni; inoltre, la hall ed è pensata per essere il più accessibile anche per persone con problemi di mobilità.

Il discorso è valido in primis per le 800 postazioni a sedere, che ospiteranno i delegati nazionali, i loro assistenti, gli osservatori e la stampa. Ci sono dieci cabine per la traduzione fra cui, altra novità, una pensata solo per la lingua dei segni. Il soffitto è composto da settemila piccoli pannelli, posizionati per ottenere il miglior impatto acustico. Ciliegina finale, un dispositivo automatico di apertura che regala dalla sala il notevole panorama alpino di Ginevra. Pensata per ribadire la centralità dei temi ambientali per i prossimi anni. —



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