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l’invaso della discordia 

Catellani sulla diga di Vetto «È necessaria contro la siccità»

Catellani sulla diga di Vetto «È necessaria contro la siccità»

Il vertice del Consorzio  parla del crescente fabbisogno di acqua e della possibilità di produrre energia pulita. L’opera è ferma dal 1989

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VETTO. Cambiamenti climatici che alternano momenti di piogge intense a lunghi periodi di siccità. Anche il Crinale reggiano fa i conti con questo scenario, sempre più preoccupante. E secondo il presidente del Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale, Matteo Catellani, in quest’ottica si dovrebbe leggere anche il progetto della diga di Vetto. Una questione decisamente annosa: il progetto di Carlo Grisanti risale al 1860. Una trentina di anni fa un progetto di invaso sull’Enza fu realizzato dall'ingegner Aldo Marcello. Di recente la questione è tornata all’ordine del giorno delle discussioni tra gli enti coinvolti nella gestione del territorio. Dalla pianura alla montagna. «Ce n’è la necessità – commenta Catellani a margine della conferenza stampa sui fondi –. Il Tavolo tecnico dell’Enza del 2018 lo ha confermato, per il fabbisogno di acqua del bacino dell’Enza. Ora aspettiamo gli ultimi studi dell’autorità di distretto, che dovrebbero arrivare entro fine anno». Nella convinzione che «avere un invaso sarebbe un beneficio nei periodi di siccità lunghi», afferma Catellani. Per il direttore generale Turazza, sarebbe «il vero risparmio idrico». Per i due rappresentati del Consorzio di bonifica – nella cui sede, al piano nobile, è esposto il plastico del progetto stoppato nel 1989 con una grande mobilitazione degli ambientalisti – va fatto un ragionamento «di lungo periodo»; pensare ai bisogni odierni e a quelli che si imporranno nel giro di 50 anni. «Un invaso con una centrale elettrica – ha aggiunto Catellani – porterebbe anche energia pulita. Sarebbe a favore di tutti». —

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