Ferrarini al sindaco «Murales pubblicitario? Ma non è una insegna»
MONTECCHIO. «Il murales sulla Cicli Colla è una pubblicità? Forse, ma di sicuro non è un’insegna. E perché non ragioniamo su come valorizzare queste opere?». Cambia prospettiva la discussione partita pochi giorni fa attorno al grande disegno ciclistico realizzato alcuni mesi da Simone Ferrarini sulla parete del conosciuto negozio di biciclette Colla, in via Torricelli a Montecchio. Al titolare dell’esercizio è arrivata una sanzione da una società incaricata della riscossione tributi, perché l’opera è stata considerata un’insegna.
Il percorso legale è avviato, le due parti stanno cercando una soluzione, ma nel frattempo Ferrarini ha contestato la scelta del Comune. Mercoledì l’assessore al Bilancio Stefano Ferri e il sindaco Fausto Torelli hanno risposto a Ferrarini, ribadendo sia la volontà di aprire un tavolo sia l’attuale considerazione: i ciclisti dipinti sulla parete sono promozione, e vanno tassati. Torelli, che ha la delega anche alla Cultura, ha ampliato il discorso richiamando tante opere d’arte “murarie” dello scorso secolo e la loro interpretazione ai fini pubblicitari. Da qui parte Simone Ferrarini, che si rivolge proprio al sindaco: «Apprezzo molto la sua attenzione nei confronti non solo della questione specifica ma soprattutto dell’arte. Chiedo scusa se nella mia argomentazione non sono stato chiaro e approfitto proprio delle sue interessantissime citazioni per ulteriori chiarimenti», scrive. «Questo murales è pubblicità? Non lo so, sicuramente non è una insegna, come definito in questo caso specifico. Difatti l’insegna è cosa ben definita e ben distinta dal dipinto/installazione/scultura d’autore». A dimostrarlo, sostiene Ferrarini, sono alcuni degli storici esempi citati da Torelli: «Le installazioni/sculture/murales di Munari o Depero non sono sottoposte a tassazione a meno che non fossero insegne (con logo o scritta dell’azienda, come definito dalla legge). Forse ci sono regolamenti in cui si specifica la tassazione di opere autoriali come dipinti/sculture/installazioni oltre alle insegne, ma non credo sia nel regolamento di Montecchio». Il singolo caso però non è il centro della tenzone: «Al di là del caso burocratico (risolviamolo e non perdiamoci nei meandri, vi prego!) la realtà viene fuori anche nelle sue citazioni: i privati possono dialogare con gli autori soprattutto su opere pubbliche. Lo dimostra un epoca non così lontana, che però non c’è più, se non per sporadici casi».
Adesso, e Ferrarini è stato uno dei protagonisti della rinascita, qualcosa si muove nuovamente. Ma non va ostacolata: «E se ora questa tendenza virtuosa piano piano si sta riaffacciando perché stroncarla sul nascere? Perché non farla diventare una risorsa? Rimango convinto come lei che si possa trovare una soluzione; questo approfondimento, per nulla facile né scontato, può diventare il momento per creare qualcosa di costruttivo». —
Adr.Ar.
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