Gazzetta di Reggio

Reggio

Raccolta di firme per la riapertura della chiesa di San Bernardino

Alessandro Cagossi
La chiesa di San Bernardino chiusa dal 2012
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La chiesa di San Bernardino chiusa dal 2012

Novellara, Mauro Consolini: «Edificio inagibile dal terremoto del 2012. Così la frazione rischia di diventare un paese fantasma»

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NOVELLARA. Arrivano le prime reazioni alla “provocazione” del parroco Giordano Goccini, che aveva fatto mettere un cartello con su scritto “Vendesi” sul portone d’ingresso della chiesa di San Bernardino.. Due i motivi alla basa dell’iniziativa: per denunciare lo spopolamento che sta facendo perdere identità e senso civico alla frazione novellarese e per protestare sul fatto che, dopo tanti anni dal terribile terremoto del 2012, la chiesa è ancora inagibile, e quindi inutilizzata.

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All’appello del sacerdote sulla necessità di trovare “costruttori di comunità”, ha risposto Mauro Consolini, che si definisce cittadino di San Bernardino: «Parlo da ateo, ma la difesa di una chiesa come opera d’arte va fatta. Quindi ha ragione don Goccini a rimarcare il triste fatto che a otto anni dal terremoto sia ancora inagibile. Al riguardo, i sanbernardinesi si stanno mobilitando con una raccolta di firme per chiederne la riapertura in tempi brevi. I lavori di ripristino devono partire quanto prima, a maggior ragione se i fondi sono già stati stanziati, come dice il parroco. Si tratta di una chiesa ricca di quadri e affreschi che le conferiscono una bellezza degna di luoghi più importanti, è quindi un vero e proprio delitto lasciarla chiusa, con inevitabili danni derivanti anche dallo stato di abbandono».

Sullo spopolamento, sulla perdita di identità e di senso civico citati da don Goccini, Consolini osserva che «l’idea di una ripartenza civica è doverosa, si può fare molto, ma bisogna essere realisti perché alcune cose non torneranno mai più. Per diventare costruttori di comunità, ritengo che servano strutture, ma la sala civica adesso non viene più utilizzata, la chiesa è temporaneamente chiusa, bar e negozio di alimentari non esistono più, ci sono solo due locali pubblici che aprono la sera. Resiste il laboratorio di impagliatura di Sergio Subazzoli, un poeta sanbernardinese doc che ancora vive la frazione. Nei locali attigui alla chiesa – prosegue – quello che fu l’oratorio che una volta ospitava un cinema parecchio frequentato, Caritas e Comune hanno organizzato il servizio degli educatori di cortile, utilizzato dai ragazzini di origini straniere. Il tessuto sociale è cambiato, ci sono molti pachistani, indiani e cinesi che hanno comprato casa, investendo a San Bernardino. Ma mancano i punti di riferimento per la gente del luogo. Certamente esiste il rischio che la cultura contadina, rurale, povera, di una volta lasci il posto a un paese fantasma», conclude Consolini.

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