Dalla Regione 500.000 euro per riaprire San Bernardino
Dall’Asta: «Entro il mese affideremo a uno studio il progetto di ripristino» Intanto gli abitanti della frazione continuano a discutere di spopolamento e futuro
novellara. «Nessuna intenzione di lasciare in stato di abbandono la chiesa di San Bernardino che, tra le altre cose, è bellissima e con arredi interni di grande pregio». Parola di Angelo Dall’Asta, architetto, dallo scorso giugno nominato dal vescovo Camisasca direttore dell’Ufficio diocesano beni culturali e nuova edilizia. Insomma, il professionista che si occupa del recupero, ristrutturazione, ripristino, edificazione dei beni immobili della Chiesa reggiana, e tra questi delle 600 chiese colpite dal sisma del 2012. «Gli stanziamenti regionali per il ripristino dai danni del sisma dell’edificio – spiga Dall’Asta – li abbiamo già ricevuti ed entro il mese concluderemo l’affidamento per la progettazione dell’intervento».
Si tratta di lavori di importo pari a circa 500.000 euro con i quali la chiesa di San Bernardino, oggetto di discussioni negli ultimi giorni, potrà essere riaperta e frequentata dai fedeli. Una volta redatto il progetto di ripristino, dovrà ottenere l’approvazione della Sovrintendenza e della Regione, prima che i lavori possano essere messi in gara. Nell’arco di sei mesi – se tutto procederà con speditezza – il cantiere potrà essere aperto.
Intanto, però, il cartello con su scritto “Vendesi” attaccato sul portone della chiesa chiusa dal 2012, la raccolta di firme partita per ripristinare il luogo di culto e il problema dello spopolamento della frazione sono argomenti che hanno acceso il dibattito nella piccola comunità, come auspicato dal sacerdote, don Giordano Goccini, che però chiarisce: «Pur sostenendo la provocazione, preciso che il cartello non l’ho messo io». Notizia che pare confermata da indiscrezioni provenienti dalla frazione novellarese.
Per Mauro Consolini, già intervenuto ieri sulla Gazzetta, «si può dire che San Bernardino incarna bene il titolo di una famosa canzone di Francesco Guccini, “Tra la via Emilia e il West”: senza centro o piazza, ma collocata su un lungo rettilineo in mezzo alla campagna, come tante frazioni sulla via Emilia, la vicina San Rocco di Guastalla, San Tommaso della Fossa, Meletole di Castelnovo Sotto, tanto per citarne alcuni. Tutti luoghi da difendere dal rischio spopolamento».
Giuseppe Fabrizio Lasagni cita Francesco De Gregori che cantava: «La storia non si ferma davanti ad un portone». «Ma a San Bernardino – osserva Lasagni – la storia si è proprio fermata davanti ad un portone, quello chiuso della chiesa. Ricordo il piccolo cinema di campagna, il biliardo, il campo delle bocce e della pallavolo. Povere cose andavano gelosamente custodite e protette perché questo era il nostro “mondo piccolo”. Invece sono state abbandonate e lasciate al degrado totale che io e pochi altri cerchiamo di arginare, curando almeno il parco attorno alla chiesa. Troppo spesso le istituzioni si dimenticano che anche questa è storia, forse insignificante, ma è la nostra storia; un patrimonio che noi di San Bernardino non vogliamo perdere».
Il poeta dialettale Sergio Subazzoli, che nella frazione ha un laboratorio di impagliatura manuale, commenta amaramente: «Ogni paese ha la propria chiesa dedicata al santo protettore, che rappresenta un valore aggiunto, un tesoro da custodire. Quella di San Bernardino, assieme al suo campanile, purtroppo per volontà del dio dei terremoti Poseidone, è danneggiata e chiusa da diversi anni. È triste per chiunque sapere che la casa del Signore non è più aperta, come lo dovrebbe essere per quel giorno che, presto o tardi, arriverà per tutti».
«Se penso alla chiesa di San Bernardino – dice Luca Cavicchioli – rivedo ancora i tempi di quando ero ragazzo e ci si trovava con gli amici sul sagrato, un luogo importante della nostra giovinezza. Ricordo anche un gesto dei miei genitori, che acquistarono al santuario delle Grazie di Mantova una statua della Madonna e la donarono alla nostra chiesa. Venne posta vicino all’altare, sempre circondata da candele accese e fiori. Credo sia ancora al suo posto, spero quindi di vederla nuovamente quando la chiesa riaprirà, per vivere una grande emozione». Infine, Franco Malaguti, sanbernardinese che ha lavorato nell’editoria a Milano, ha vissuto la grande emozione per la recente intitolazione di una via della frazione al padre Posacchio, morto da partigiano durante la Resistenza. Malaguti osserva che la frazione «è popolata da lavoratori venuti da altri mondi, e meno male. Da un punto di vista sociale, ieri mezzadri, domani chissà». —
Alessandro Cagossi
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