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Erika può iscriversi alla laurea magistrale

Elisa Pederzoli
Erika Borellini
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Erika Borellini

Sì del neorettore alla studentessa che si prende cura della madre disabile. Lei : «Un precedente importante per tutti»

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REGGIO EMILIA. Erika Borellini ce l’ha fatta. La sua battaglia per vedere riconosciuti i diritti degli studenti caregiver, come lei, è vinta: il neorettore dell’Università di Modena e Reggio, Adolfo Porro, ieri ha firmato l’ok alla sua iscrizione al corso di laurea magistrale in Ingegneria elettronica a Modena, nonostante alla giovane mancasse un punto sul voto finale della laurea triennale per accedervi. «Non mi sembra vero di poter ricominciare a studiare», confida.

LA STORIA

La storia di Erika ha colpito l’Italia intera, dopo il suo appello pubblico, ripreso da tantissime testate, “Le Iene” comprese. Dal 2013, sua madre Lorenza Tarasconi, 53enne originaria di Gualtieri a Rovereto di Novi (Modena) da quando si è sposata agli inizi degli anni Novanta, è gravemente disabile, a causa di un’emorragia celebrale che le impedisce di camminare, muoversi, parlare, nutrirsi autonomamente. «Ma lei capisce tutto», assicura la figlia. Che da allora, assieme al padre, si prende cura in prima persona della madre. Sono stati anni difficili, in cui però non ha smesso di studiare, arrivando a laurearsi. Con 84 su 110 però, in Ingegneria elettronica a Modena. Serviva un punto in più, secondo il regolamento dell’ateneo, per accedere alla Magistrale. Erika chiedeva che uno studente che, come lei, assiste un famigliare disabile venisse equiparato a uno studente lavoratore. Che ha diritto a 2 punti in più.

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IL RETTORE

C’è stato un limbo durato diversi mesi, con un cambio di rettore. Ieri la svolta, con l’incontro tra il rettore ed Erika. «L’assenza di una disciplina nazionale – dichiara il rettore – nel contesto della quale devono muoversi nella loro autonomia gli atenei, è stato il principale ostacolo che aveva impedito, sino ad oggi, alla nostra università di addivenire in tempi rapidi ad una deliberazione favorevole alla richiesta della nostra studentessa. Un’accurata istruttoria di tutti gli atti e i regolamenti interni, che ho avuto modo di promuovere in questi giorni nella mia veste di neorettore, e il decisivo incontro presso il Miur avvenuto venerdì ci consentono di sciogliere finalmente e con serenità alcune preoccupazioni ostative e sulle quali abbiamo raccolto il parere espresso dal Consiglio di corso di laurea, che si è pronunciato favorevolmente e in maniera unanime alla richiesta di deroga, l’appoggio degli organi d’Ateneo che hanno esaminato quanto emerso dal supplemento di istruttoria da me avviato, oltre all’importante confronto avvenuto in seno alla Conferenza Regione Emilia Romagna-Università. Pur in assenza di una disciplina specifica, confortati dalla raccomandazione trasmessa in data 14 novembre 2019 dal Ministero alla Crui e da questa diramata a tutti gli atenei) circa il fatto che un “legittimo riconoscimento della figura del caregiver rappresenta un’esigenza sociale prima ancora che giuridica”, su tali basi decretiamo una soluzione positiva rispetto alla richiesta di deroga di Erika Borellini e, più in generale, auspichiamo una soluzione legislativa che colga a livello nazionale le aspettative di altri studenti e studentesse che si adoperano con altrettanta ammirevole dedizione a queste delicate mansioni».

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LA REAZIONE

«Non mi aspettavo che firmasse davanti a me il documento che mi serve per l’iscrizione. Credevo sarebbe stato un incontro interlocutorio. Invece, quando lo ha fatto, mi sono venuti gli occhi lucidi, a me che non faccio mai vedere le mie emozioni», racconta la studentessa. «Ancora non ho elaborato quanto accaduto, non mi sembra vero di poter riprendere in mano i libri: per curare questa battaglia li avevo messi da parte. Credo che sia una conquista importante, perché altri potranno aggrapparsi a questo precedente per risolvere le loro situazioni».

Per Erika è stato fondamentale essere formalmente l’amministratore di sostegno della madre e avere la documentazione dell’ospedale attestante che i miglioramenti di Lorenza sono dovuti alle cure della figlia. «Ora dovrà esser e modificata la legge nazionale, gireranno il mio caso agli altri atenei. Un primo passo», commenta felice. —


 

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