«Mi sconvolse il suo arresto diceva che lavorava...»
REGGIO EMILIA. La polacca Beata Urszula Kowalska – ora 54enne – è stata la convivente per un breve periodo («Abbiamo convissuto 4-5 mesi») di Nicola Vasapollo e fu lei a trovarlo cadavere («Era in accappatoio, con la faccia in terra»), al rientro dal lavoro come barista, nell’appartamento di via Pistelli a Pieve.
Durante la sofferta deposizione, con le sue risposte, fa capire come al tempo sapesse ben poco della vita del compagno. «Mi diceva che lavorava nella ditta di suo zio e rimasi sconvolta quando fu arrestato per traffico di stupefacenti anche se lui mi assicurava che si trattava di un errore. Come coppia frequentavamo i suoi familiari, qualche volta Antonio Valerio (ora è un pentito di mafia, ndr) e la sua compagna che dormì da noi in alcune occasioni. Quando era agli arresti domiciliari Nicola non mi diceva chi lo veniva a trovare in mia assenza. Mi raccontò ben poco anche della morte del fratello Giuseppe nel rogo in una discoteca». —
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