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L’odissea contemporanea dei profughi ha un nome: “Occident Express”

Luciano Salsi
L’odissea contemporanea dei profughi ha un nome: “Occident Express”

Protagonista dello spettacolo sarà Ottavia Piccolo. Il ricavato alle donne e ai bambini del Kosovo

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REGGIO EMILIA. La festa di San Prospero, consacrata alla tradizione della nostra città, offrirà quest'anno anche l'occasione di gettare lo sguardo su altri territori meno fortunati e sul dramma dei profughi, che si lasciano alle spalle gli orrori di una guerra, grazie allo spettacolo “Occident Express” interpretato da Ottavia Piccolo, che sarà rappresentato il 24 novembre alle 20,30 al teatro Ariosto. Lo porterà in scena l'associazione Volontari nel mondo Rtm (Reggio Terzo Mondo), che è impegnata nei Balcani da vent'anni, da quando scoppiò la guerra del Kosovo, e destinerà il ricavato ai suoi progetti a favore delle donne e dei bambini di quelle regioni.
La rappresentazione è promossa con il patrocinio del Comunedi Reggio Emilia, il contributo della fondazione Pietro Manodori e il sostegno della Cooperativa l’Ovile, di Conad Le Vele, Baroni Technology e Blulink.
I biglietti sono disponibili presso la biglietteria del Teatro Municipale Valli e on line sul circuito Vivaticket.
Lo spettacolo, scritto da Stefano Massini, è stato portato dal 2017 in diverse città. È allestito da Teatro Stabile dell’Umbria/Officine della Cultura e s'avvale della partecipazione dell'Orchestra multietnica di Arezzo. La musica è composta e diretta da Enrico Fink.
Ottavia Piccolo interpreta una sorta di Odissea del terzo millennio, la storia vera di un'anziana donna di Mossul, Haifa, che nel 2015 si mise in fuga con la nipotina di 4 anni e percorse in tutto 5.000 chilometri, dall’Iraq fino al Baltico, attraverso la cosiddetta “rotta dei Balcani”.
“Occident Express” è la cronaca di questo viaggio, un frammento di vita vissuta che viene proposto come una tessera del “grande mosaico dell’umanità in cammino”. La protagonista compie una scelta condizionata dalle leggi della storia. Qualcosa di più grande decide per lei.
È una donna coi capelli bianchi che si mette alla ricerca di un posto dove fermare le gambe. Dalle terre aride di Hulalyah, nel nord dell’Iraq, risale l’Europa fino ai ghiacci del mar Baltico. Ad ogni tappa scopre qualcosa degli altri e di sé. “Questa storia - confessa l'attrice - mi aiuta a non voltare la testa dall’altra parte. Mi metto in cammino con Haifa e dopo non sarò più la stessa.”
“Conobbi la storia di Haifa Ghemal - riferisce l'autore - nel marzo 2016. Un importante quotidiano europeo mi propose di scrivere un pezzo sul suo viaggio al tempo stesso agghiacciante e formidabile. Il contatto con questa cronaca fu in effetti impressionante: un concentrato inaudito di violenza, tenerezza, terrore e umanità, in un crescendo senza fine”. —
Luciano Salsi
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