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domani nella sala degli specchi 

Il futuro dei “corpi intermedi” Tavola rotonda della Cna

Luciano Salsi
Il futuro dei “corpi intermedi” Tavola rotonda della Cna

Il direttore generale Sezzi: «Oggi tutto il mondo della rappresentanza è in crisi La difficoltà economica ha spinto la persone a chiudersi in sè per sopravvivere»

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ll sistema capitalistico globalizzato tende a disgregare ciò che si interpone tra le grandi multinazionali e una massa uniforme di individui sempre più atomizzati. Ne deriva la crisi della società civile. I “corpi intermedi” che la costituiscono – partiti, associazioni di categoria, sindacati, comunità locali, aggregazioni religiose e culturali – perdono adesioni, rappresentanza e partecipazione attiva. La Cna ne soffre alla pari degli altri sodalizi delle piccole e medie imprese, dei lavoratori e dei cittadini, pur mantenendo nella nostra provincia una grande forza, consistente in seimila imprese, tremila liberi professionisti e novemila pensionati associati, che usufruiscono dei servizi prestati nelle sue sedi, una trentina, esistenti nella maggior parte dei comuni. Perciò propone una riflessione sul “ruolo dei corpi intermedi nella società liquida” per trovare un modo nuovo di ricostituirli come struttura portante. Occorre, a suo parere, la “nuova rappresentanza” della quale discuterà domani nella tavola rotonda di cui riportiamo il programma.

Ne parliamo con Azio Sezzi, che dall'inizio del 2018 è il direttore generale della Cna provinciale.

In quale misura la Cna reggiana risente della crisi dei corpi intermedi?

« Siamo ancora la quarta o quinta Cna nazionale, ma abbiamo perso molti iscritti. Prima del 2007 eravamo arrivati ad averne da 12 a 14mila».

Che cosa vi proponete con la tavola rotonda?

«La tavola rotonda fa parte della campagna di comunicazione lanciata per recuperare presenza e immagine sul territorio. Dobbiamo capire che cosa succede e in quale direzione possiamo muoverci. A tale scopo abbiamo intervistato 70 dei 180 imprenditori che formano la dirigenza provinciale della Cna. Organizziamo visite alle scuole per diffondere la cultura dell’impresa e del saper fare».

Qual è la situazione attuale dei corpi intermedi?

«Sono associazioni portatrici di interessi, non universali ma collettivi, che oggi fanno più fatica a svolgere le proprie funzioni. Risentono della complessiva crisi della rappresentanza, della frammentazione e individualizzazione sociale, del tramonto delle ideologie. Negli ultimi tempi la politica nazionale ha spinto a non riconoscere la funzione dei corpi intermedi, privilegiando il rapporto diretto tra chi comanda e chi vota. La recente crisi economica ha accentuato le difficoltà, spingendo le persone a chiudersi in sè per sopravvivere».

Le difficoltà non sono dovute anche a cause interne?

«È vero. Le associazioni tendono ad allontanarsi dalle imprese e all’autoreferenzialità, a limitarsi a perpetuare le proprie grosse strutture anziché rinnovarsi. Oggi la loro attività consiste in gran parte nei servizi concernenti le paghe e il fisco. Devono dotarsi di altri servizi più personalizzati relativi alle risorse umane e alla formazione».

Come è cambiato l’artigianato?

«Associamo imprese molto eterogenee. A quelle dell'artigianato tradizionale si sono aggiunte quelle dei settori tecnologicamente avanzati. Abbiamo anche un gruppo di giovani che si occupano di trasformazione digitale». —



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