Gazzetta di Reggio

Reggio

i genitori e la droga 

Mamma coraggio denuncia il figlio 16enne

Ambra Prati
Mamma coraggio denuncia il figlio 16enne

Trova marijuana mentre pulisce la stanza. La donna si rivolge ai carabinieri che scoprono un giro di spaccio tra minori

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Quando ha trovato alcune confezioni di marijuana tra i vestiti e i libri di scuola del figlio sedicenne, la madre ha fatto una scelta coraggiosa: ha subito chiamato i carabinieri, consentendo di scoprire un giro di spaccio tra minorenni.

Nei guai sono finiti non solo il figlio, ma anche altri quattro giovani – di età compresa tra i 16 e i 25 anni, tutti reggiani di buona famiglia, tutti studenti tranne il più grande, che lavora – ora denunciati per il reato di detenzione e spaccio di sostanza stupefacente.

La mamma stava sistemando la stanza del figlio quando, con sua grande sorpresa, è saltato fuori mezzo etto di marijuana. La donna avrebbe potuto buttare la droga, ma sapeva che non avrebbe risolto il problema: occorreva spaventare il ragazzo e fargli assaggiare le conseguenze dei suoi atti per farlo smettere con quella roba. Così, seppure a malincuore, la donna ha deciso di rivolgersi ai carabinieri, riferendo i suoi sospetti: voleva il bene di suo figlio, tutto il resto non le interessava, nemmeno le eventuali conseguenze penali nelle quali il ragazzo in effetti è incappato.

Nell’immediatezza, su richiesta della madre, i carabinieri della Sezione Operativa di Reggio sono intervenuti nell’abitazione di famiglia, sequestrando la marijuana.

Ed è partita un’indagine investigativa che, dall’analisi del cellulare sequestrato al minore, ha permesso di ricostruire un giro di spaccio che ha coinvolgeva, oltre al sedicenne, altri quattro suoi amici: un minorenne e tre maggiorenni, residenti in città, all’apparenza bravi ragazzi.

I carabinieri hanno acquisito elementi sulla responsabilità dei cinque giovani: gli insospettabili erano dediti, in modo continuativo, all’illecita attività di spaccio e vendevano la droga anche ad altri minori. La Procura ordinaria di Reggio Emilia e quella minorile di Bologna, concordando con l’inchiesta dei militari, hanno emesso dei decreti di perquisizione domiciliare. E, nella mattinata di sabato scorso, i carabinieri hanno suonato alle porte degli altri quattro amici con in mano il mandato, accolti con incredulità e allarme da altrettanti genitori, ignari del fatto che i propri figli fossero sospettati di essere dei pusher.

Sospetti che, tra l’altro, si sono trasformati in prove quando sono state trovate nelle case una decina di grammi di marijuana, materiale per il confezionamento, un bilancino di precisione e due cellulari. Proprio il contenuto esplicito dei telefonini e soprattutto della messaggeria WhatsApp – nella quale si faceva esplicito riferimento alle compravendite – hanno incastrato i giovanissimi. Ora gli investigatori continueranno a scavare per capire se la compravendita avvenisse a scuola o in un altro luogo di ritrovo prefissato.

Un episodio simile è avvenuto nell’agosto scorso, quando una mamma, scovati 50 grammi di marijuana, denunciò il figlio. —



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