Zuppa del partigiano e inni rivoluzionari I comunisti si ritrovano alla “cena rossa”
L’appuntamento è all’ex bocciodromo di Montecavolo: «Contro la mozione europea che ci ha equiparato ai nazisti»
REGGIO EMILIA. Non sono bastati la Bolognina, le ripetute scissioni e il ripudio del marxismo-leninismo da parte della maggioranza del vecchio Pci a svellere le profonde radici con cui la falce e il martello erano piantati nella terra reggiana. I tanti che si dicono ancora “orgogliosamente comunisti” e “orgogliosamente antifascisti” si chiamano a raccolta, dai tanti lidi a cui sono approdati, al grido “Ricordiamoci sempre di Stalingrado”, per rivendicare l’eredità di una storia gloriosa contro chi ha equiparato il comunismo al nazismo nella mozione approvata lo scorso 19 settembre dai deputati del Parlamento europeo, compresi quelli del Pd.
L’appuntamento è per sabato alle 20 nell’ex-bocciodromo di Montecavolo, dove una “cena rossa” sarà servita dal centro d’arte Medardo Rosso intitolato a uno scultore dei due secoli scorsi che nulla aveva a che fare con il comunismo, a parte il cognome involontariamente evocativo. L’hanno organizzata Ramon Delmonte, responsabile del circolo, e Alessandro Fontanesi, ex-segretario del Pdci. Le adesioni, finora un centinaio, sono state superiori alle aspettative costringendo gli organizzatori a trasferire la cena dalla sede del centro d’arte al vicino ex-bocciodromo, che si trova all’inizio di via Nenni, dietro al bar Royal.
Il convivio, imbandito all’insegna della bandiera dell’Unione sovietica innalzata nel 1945 sul Reichstag a Berlino, ha un carattere storico-culturale e prescinde dall’attualità politica: «Non sarà – spiega Delmonte – una cena elettorale in vista delle ormai prossime elezioni regionali. L’avevamo decisa subito dopo il pronunciamento del Parlamento europeo ma abbiamo impiegato del tempo per organizzarla. Vi parteciperanno persone che a gennaio voteranno in maniera diversa ma si richiamano tutte all’esperienza del Partito comunista italiano, al quale si deve riconoscere il merito di avere combattuto il fascismo e lottato per la democrazia. Ci ribelliamo all’idea di metterlo sullo stesso piano del nazismo».
Nell’invito alla cena il circolo cita Furio Colombo: «La mozione è un grave insulto alla Storia, alla Shoah, alla Resistenza e alla grande e lunga storia dell’antifascismo. È il tentativo di ridare legittimazione alla destra estrema che sta tornando dovunque».
La tradizione dei banchetti inframmezzati da discorsi politici è propria della sinistra e risale alla rivoluzione del 1848 in Francia. Durante la cena di sabato prenderanno la parola esponenti di un’ampia sinistra, estesa fino al Pd: lo storico Giambattista Cadoppi, il segretario provinciale di Rifondazione comunista Vito Albanese, Gino Caraffi del Gruppo comunista anarchico, Natale Cuccurese, segretario nazionale del Partito del Sud, Flora De Carlo dell’assemblea provinciale di Potere al popolo, Ermete Fiaccadori presidente provinciale dell’Anpi, Cinzia Montanaro dei Carc, Matteo Neri di Patria socialista, Cosimo Pederzoli di Sinistra italiana, Selene Prodi del Pci e Luca Spagni, segretario del Pd di Quattro Castella.
La cantante catalana Araceli Barrùs De Andrès, residente nella nostra provincia, intonerà canti popolari e rivoluzionari. Il menù sarà intonato all’iniziativa e immancabilmente innaffiato con i celebri Rosso Stalin e Rossissimo Lenin prodotti da Delmonte: polenta di farina di mais biologica condita con la “zuppa del partigiano jugoslavo innamorato” (a base di cotiche, braciole e fagioli), nonché “reggiano-parmigiano”, salame, coppa, erbazzone ed altre specialità nostrane, il tutto al prezzo popolarissimo di 20 euro. —
