Droga e malavita nigeriana, un’altra condanna
Tre anni di carcere a un corriere trovato con sei chili di marijuana su cui aveva spruzzato del profumo per coprirne l’odore
REGGIO EMILIA. La criminalità nigeriana, ormai decisamente all’assalto del mercato della droga in città, sta comunque trovando un’attività di contrasto da parte delle forze dell’ordine (solo la squadra mobile ha compiuto 29 arresti di nigeriani quest’anno) e ora fioccano pure le condanne in tribunale.
Ieri mattina è stata la volta del 31enne Cristian Omeje, finito nei guai il 23 agosto scorso perché trovato in possesso di sei chili di marijuana.
L’avvocato difensore Alessandro Conti ha “concordato” con la Procura una pena di tre anni di reclusione per il suo assistito, patteggiamento poi avallato dal gup Dario De Luca.
In estate il pusher era letteralmente piovuto nelle braccia della squadra mobile, che si trovava in piazzale Marconi per controlli di routine. Quando il giovane, con uno zaino a tracollo, era sceso dal treno proveniente da Bologna, percorrendo il sottopasso per poi giungere all’atrio centrale, i poliziotti avevano notato lo starnuto insistente del cane di un passeggero. Poiché il 31enne è conosciuto agli agenti – per una sentenza passata in giudicato, ma sospesa, per spaccio a Bologna, dove si era appena rifornito – era stato fermato e perquisito. Per coprire il forte odore di marijuana, Omeje aveva spruzzato del profumo: una precauzione rivolta ai cani antidroga delle forze dell’ordine.
Ma il mix odorifero aveva fatto starnutire più volte il cane portato al guinzaglio da un passeggero in stazione. Così erano saltati fuori 7 involucri contenenti 6 chili di marijuana, del valore di alcune migliaia di euro, nascosti in parte nello zaino tra vestiti intrisi di profumo e in parte in una borsa di plastica tra scarpe spaiate.
La perquisizione era proseguita nel domicilio – in via Rossena, a Reggio Emilia – dove era stato trovato materiale per confezionare le dosi e 8mila euro in contanti che il nigeriano giustificava come soldi guadagnati con un’attività di import-export non provata però da documenti.
Nell’udienza di convalida dell’arresto tenutasi alla Pulce davanti al gip Luca Ramponi, il corriere della droga aveva detto che per quel “trasporto” avrebbe incassato 500 euro e a Reggio Emilia – dove era arrivato in treno da Bologna – vi sarebbe stato “qualcuno” ad attenderlo che l’avrebbe riconosciuto dallo zaino. E la “maria” era destinata al mercato reggiano dello spaccio. —
T.S.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
