Girotondo e tanti disegni per salutare Alessandro
In una chiesa gremita si sono celebrati, ieri, i funerali del bambino morto a 3 anni L’omelia di don Todelli: «Dio aveva bisogno di avere accanto un nuovo angelo»
C’era un paese intero a salutare il piccolo Alessandro Cadoppi, di soli 3 anni, nel suo ultimo viaggio. Assiepata sotto ai portici del centro, sul sagrato o all’interno della chiesa, tantissima gente ha voluto abbracciare idealmente la sua famiglia, colpita da una tragedia tanto grande che ha lasciato tutti sgomenti. E in un piccolo paese come Castelnovo Sotto, non c’è quasi nessuno che almeno una volta non abbia varcato la soglia dell’attività di famiglia, la storica rivendita di orologi e oreficeria con sede in via Gramsci, in questi giorni ovviamente chiusa per lutto.
Nelle ultime settimane il paese ha seguito con apprensione l’evolversi della malattia che aveva colpito il piccolo, e ha sostenuto con affetto i continui spostamenti dei Cadoppi al Santa Maria Nuova di Reggio e al Gaslini di Genova, dove Alessandro è stato curato sino all’ultimo.
l’attesa
Il silenzio che pervadeva il centro castelnovese ieri è diventato assordante all’arrivo del feretro di Alessandro: la piccola bara bianca è stata seguita a brevissima distanza da papà Giuseppe, mamma Simona e dai fratellini Andrea e Alisia, che in mano tenevano rispettivamente una palla e un orsetto di peluche.
Il difficile compito di celebrare il rito funebre è stato affidato al parroco, don Paolo Tondelli, arrivato a Castelnovo Sotto soltanto da un paio di mesi. Davanti a centinaia di persone, in piedi in ogni angolo, il sacerdote prima dell’inizio della funzione ha parlato con i tantissimi bambini presenti, poi si è rivolto agli adulti.
«Perché succedono cose come queste? Non ho una risposta in tasca – ha spiegato – ma posso provare a cercare un motivo. Forse il Signore ha preso con sé Alessandro affinché smettesse di soffrire: non è giusto che i bambini soffrano così tanto, ed è bello pensare che Dio avesse bisogno di un nuovo angelo».
Poi, un pensiero rivolto ai familiari del piccolo: «Quello che si trovano ad affrontare ora è un dolore senza eguali, una croce pesantissima e forse impossibile da portare. Ma ai tanti bambini presenti abbiamo voluto dare un palloncino, che ha un significato preciso: che questa croce possa essere per tutti una croce leggera proprio come un palloncino. Anche in momenti di buio totale come questo, teniamo aperta la porta a Dio, non lasciamolo fuori dalle nostre vite».
Sull’altare si sono alternate poi alcune insegnanti della scuola comunale dell’infanzia che in questi anni hanno potuto conoscere da vicino Alessandro e la sua famiglia, con ricordi e pensieri affettuosi, ma soprattutto una promessa: «Se in questi anni siamo stati presenti nei momenti belli – hanno detto – continueremo ad essere presenti anche nella condivisione di un dolore immenso come questo».
il girotondo
A metà messa, al momento del “Padre nostro”, i tanti bambini presenti nelle prime file si sono tenuti tutti per mano e in questo grande cerchio hanno compreso anche i genitori e i fratelli di Alessandro, per poi deporre vicino al feretro tanti fiori bianchi di carta.
Tra i tanti pensieri lasciati dagli amichetti, anche un disegno che rappresenta la savana, il luogo nel quale si svolge “Il re leone”, uno dei racconti che Alessandro amava farsi leggere. All’uscita dalla chiesa, ancora tanta commozione e tanti abbracci.
Incuranti della pioggia, in tantissimi si sono messi in coda, silenziosi, dietro al carro funebre. Ad accompagnare il viaggio verso il cimitero, il sottofondo della canzone dei Coldplay “Viva la vida”. Per un ultimo messaggio di speranza. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
