Gazzetta di Reggio

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Il raduno di sabato a Reggio 

L’incursione delle sardine e la sindrome delle sardelle (quando Salvini non c’è)

Stefano scansani
L’incursione delle sardine e la sindrome delle sardelle (quando Salvini non c’è)

Rischi di una passerella noiosa e un mondo universitario refrattario 

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Staremo a vedere se le sardine reggiane in verità sono delle sardelle. A differenza delle prime – vaganti in banchi, numerose e scattanti – le seconde sono quelle sotto sale. A lunga conservazione, che a un certo punto della loro storia in latta possono tornare buone per quelle circostanze nelle quali il mondo è noioso o insipido.

Le sardelle dunque non sono precisamente il vivido pesce azzurro, ma il necessario pesce conservato.

Tutto ’sto preambolo alimentare per dire che visti i nomi, individuate le storie, censite le provenienze, gli animatori del raduno anti-Salvini di sabato a Reggio Emilia, non sono propriamente degli spontanei universitari. Giovani alla riscossa. Novità in piazza. Studenti imprevisti e imprevedibili, quelli che molti si augurano possano crescere e far sentire forte la loro voce.

Il nominario delle sardine reggiane è in realtà l’eco della nomenclatura del Pd, di quel che resta del Pd, del suo intorno, dei suoi meteoriti, detriti e comete, movimentisti, ambientalisti, caratteristi di fama locale. Cioè temo che rispetto a Bologna e a Modena, qui a Reggio la fragranza potrebbe andarsi a far friggere in favore di una passerella noiosa. Insomma: un evento di quello che già si sa.

Sia chiaro: non mi riferisco a tutti coloro che parteciperanno, ma all’innesco, cioè a quelli che stanno organizzando la manifestazione di sabato in piazza Prampolini “ad imitatio” dell’incursione bolognese e della replica modenese.

La formula “sempre gli stessi” deve far riflettere su una lacuna reggiana, riscontrabile non solo nell’attività politica dal basso. Manca l’estemporaneità delle iniziative che hanno riempito piazza Maggiore e piazza Grande; manca – ad esempio – una partecipazione sociale propositiva e anche contestataria del mondo universitario locale. Mondo unicamente accademico.

Non vengono segnalati ragazze e ragazzi sconosciuti alle cronache politiche…

Dunque: benvenute sardine, o ben ritrovate sardelle. Preciso che la denominazione delle prime – è sensibilità mia, personale – non mi piace. Certo, sa di spontaneismo, di salsedine, di mare, perciò di rinascita, oppure ricorda che loro, in una piazza, riescono a star stretti come il pesce in questione.

A minacciare la sopravvivenza di tali movimenti c’è il clima politico contingente che si evolve, c’è appunto la moltiplicazione imitativa che ne snatura lo spirito, ci sono le regionali, ci sono le sardelle.

Qualche altra esperienza esaurita quand’era ancora fresca: i Girotondi nel 2002 e gli Indignati (di suggestione spagnola) nel 2011.

E c’è dell’altro. Sabato a Reggio Emilia non ci sarà Salvini. Il leader della Lega, che alla fin fine è il referente delle manifestazioni di Bologna e Modena, non è previsto qui o in qualche ristorante del territorio. Il sardinismo reggiano si collauderà quindi in assenza fisica del bersaglio che vuole liberare l’Emilia Romagna.

Probabilmente il successo a catena di Bologna e Modena dei raduni spontanei ha suggerito ai reggiani di procedere, come se la via Emilia fosse una linea elettrica. Dove però la scarica arriva “dopo”.

Ma assai “dopo” i due passaggi che Salvini ha “provocato” dentro ma proprio dentro il cuore della città: il 3 maggio con un comizio in piazza Casotti sotto il museo del Tricolore e dentro il mercato del venerdì; sabato 9 novembre con un incontro nel Sottobroletto all’ora dell’apericena.

In quelle circostanze non c’è stata una sardella (quelle della nomenclatura) che abbia protestato, contromanifestato in diretta, gridato che Reggio Emilia è città della Resistenza dunque antifascista, democratica, accogliente. E se il Pci fu egemonico è perché i cittadini allora gli avevano dato i pieni poteri. Che non sono gli stessi che Salvini pretende dopo il Papeete.

Dov’erano le sardelle? Persino nella perseguitata Bibbiano il 24 luglio hanno fatto fatica a radunarsi, far numero, per incontrare l’allora ministro dell’Interno.

Dov’erano le sardelle dentro il cuore di Reggio Emilia quando il capo leghista è penetrato negli ex rossi territori? Non c’erano.

È la circostanza coerente propria del “pesce in barile”, che non prende posizione precisa e immediata. Quando ci vuole ci vuole. —


 

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