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Sant’Ilario, Unielectric sparisce e riapre in Ungheria: lasciati senza lavoro 76 dipendenti

Daniela Aliu
Sant’Ilario, Unielectric sparisce e riapre in Ungheria: lasciati senza lavoro 76 dipendenti

La storica azienda di Calerno ha trasferito l’attività all’estero. Il dramma dei lavoratori, quasi tutti donne: «È stata per una brutta sorpresa»

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SANT'ILARIO. Dopo 50 anni di attività chiude Unielectric di Sant’Ilario, in 76 senza lavoro. Continua il viaggio della Gazzetta di Reggio nella zona industriale Bellarosa di Calerno che negli ultimi anni ha visto un enorme declino economico. Con la chiusura “sottovoce” della Unielectric se ne va un’altra azienda leader in Val d’Enza, specializzata in avvolgimenti di statori elettrici.

La storia della ditta inizia nel lontano 1969, quando al villaggio Bellarosa nasce la società artigianale Rmr. La costante crescita delle dimensioni dell’impresa trasformano la ditta artigianale in Unielectric spa. L’azienda acquisita da Interpump nel 2011 viene poi ceduta alla società Eme ad un gruppo imprenditoriale veneto. La nuova proprietà ha poi assunto la denominazione di Gruppo Orange1 (attiva nel campo dei motori elettrici) con stabilimenti in diversi paesi europei. Una storia che si conclude quest’anno, con la delocalizzazione delle attività in Ungheria.

Sono 76 gli operai finiti in cassa integrazione dal 31 di ottobre, con un 90% di forza lavoro femminile. «L’azienda ci ha avvisato che intendeva trasferire la produzione in Ungheria a febbraio di quest’anno – spiega una delle operaie rimaste senza lavoro, una donna di 52 anni residente del posto e con una famiglia sulle spalle – è stata una sorpresa per tutti. Nella ditta la maggior parte degli operai erano donne, alcune di loro avevano fra i 35 e i 40 anni. Donne con famiglie, mutui, figli a carico e che oggi sono in cassa integrazione per cessata attività ma che comunque sono in cerca di un impiego». Anche se, conclude, «non è per niente facile ritrovare, dopo tanti anni, una nuova collocazione».

A parlare del trasferimento della ditta di Calerno in Ungheria e della corsa per aiutare e tutelare i 76 operai è il segretario provinciale della Fiom, Simone Vecchi, che spiega: «Appena saputo a febbraio la storia del trasferimento della produzione ci siamo mossi per aprire le trattative con l’azienda dal mese di marzo. Abbiamo raggiunto un accordo per mettere in cassa integrazione per un anno gli operai, per passare da regolamento subito dopo al Naspi».

Intanto, prosegue Vecchi, «gli operai sono seguiti tramite un percorso di informazione e riqualificazione anche tramite i centri per l’impiego, frequentando corsi di aggiornamento e altro. La maggior parte della forza lavoro attualmente in cassa integrazione attende una ricollocazione».

Ricevuta la notizia della delocalizzazione della ditta di Calerno, anche il sindaco di Sant’Ilario Carlo Perucchetti è intervenuto sulla vicenda: «Riceviamo all’improvviso la notizia del trasferimento in Ungheria di una delle ditte storiche per Sant’Ilario. Proviamo grande dispiacere e esprimiamo la massima vicinanza agli operai e le loro famiglie. Siamo in attesa di avere comunicazioni ufficiali in merito a questa situazione».

Come Giunta nuova, prosegue Perucchetti, «esprimiamo ancora una volta il nostro dispiacere e la massima vicinanza a tutti. Sono ancora in attesa di informazione precise e comunicazioni ufficiali sulla situazione cosi delicata per tutti».

Anche per le opposizioni santiliaresi «la chiusura è avvenuta non per mancanza di commesse ma a seguito della scelta della proprietà di delocalizzare in Ungheria, dove è già presente un analogo stabilimento. Fino ad ora non è stata data nessuna comunicazione pubblica e la notizia è uscita da alcune lavoratrici. È un fatto di estrema gravità che genera pesanti conseguenze sociali. Nell’esprimere la nostra solidarietà ai dipendenti, riteniamo giusto richiamare l’attenzione pubblica su questo evento perché è importante che ci sia piena consapevolezza di quanto è accaduto».

Nelle prossime sedute, concludono, «proporremo questo tema al consiglio comunale, ci preoccupa particolarmente la situazione del villaggio Bellarosa di Calerno. Occorre che il Comune definisca la riqualificazione della zona industriale Bellarosa come proprio obiettivo strategico, attivando anche le risorse della Provincia e della Regione». Ma intanto, a Calerno, il sipario è già calato su una delle storiche aziende locali.

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