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Lo Schindler del Sud America arriva oggi in sala civica

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ALBINEA. Arriva ad Albinea lo “Schindler di Buenos Aires”, il diplomatico italiano che ha salvato oltre quattrocento argentini dalla dittatura. Oggi, alle 21, alla sala civica di via Morandi 9, nel centro del paese, è in programma una conversazione sul Sudamerica e sulla situazione attuale del Cile, in compagnia dell’ospite d’onore Enrico Calamai, meglio conosciuto come l’Oscar Schindler di Buenos Aires. Il paragone è lecito: se Schindler riuscì a salvare migliaia di ebrei nella Cracovia occupata dai nazisti, Calamai ha vissuto in prima persona il golpe cileno del 1974 e la presa di potere dei generali in Argentina nel 1976. Rischiando parecchio, è riuscito a far scappare oltre quattrocento argentini tra il 1972 e il 1977.

Grande esperto del continente sudamericano, è stato invitato dalle sezioni Anpi di Albinea, Quattro Castella e Vezzano come relatore dell’incontro “Chile despertò”, un momento pensato per riflettere sul difficilissimo periodo che il Cile sta vivendo in questi mesi.

Il curriculum di Calamai è impressionante. Diplomatico di carriera, nel 1982 viene mandato a Buenos Aires come vice-console italiano. L’anno seguente va in missione in Cile, dove ottenne il trasferimento in Italia di 412 rifugiati, tra cui 50 bambini, nell’ambasciata italiana. Nel 1976 è di nuovo a Buenos Aires dove riuscì a mettere in salvo e a far espatriare centinata di oppositori politici della dittatura.

Uno dei regimi più violenti e spietati della seconda metà del ‘900, segnato dal tristissimo fenomeno dei desaparecidos: migliaia di donne e uomini sequestrati, torturati e in gran parte uccisi, molti dei quali lanciati vivi nel mar del Plata. Durante il suo lavoro in Argentina, sottolineano i promotori della serata, «ha sempre e solo fatto ciò che riteneva giusto, spesso scontrandosi con le logiche burocratiche del Consolato e con la mancata presa di posizione da parte del governo italiano di allora, che preferì una politica di comodo con le istituzioni argentine lasciando solo colui che si impegnò a salvare centinaia di innocenti».

Nel 1977 viene richiamato in Italia e promosso console. Con questo ruolo si è trovato in altri scenari difficili, fra cui Nepal e Afghanistan.

Ormai in pensione, ha raccontato gli anni vissuti da console in Sud America nel libro “Niente asilo politico”, dal quale recentemente è stato tratto il film per la tv “Tango per la libertà”.

Nel 2004 gli è stata conferita la massima onorificenza argentina, Commendatore dell’Ordine del Liberatore di San Martin. «Calamai si è sempre adoperato per far conoscere al mondo i regimi violenti e oppressori delle libertà, forse per questo è stato anche considerato un personaggio scomodo. Ha anche contribuito a far condannare otto militari argentini, testimoniando nel processo contro di loro», sottolineano gli organizzatori. —

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