Uccide lo zio con 5 coltellate al cuore e confessa: «Ho fatto una brutta cosa»
La vittima è Paolo Gaudiero: viveva con il fratello e il nipote Davide, schizofrenico 27enne che lo ha sorpreso nel sonno
«Davide? Davide dove sei?». Sono le cinquedi mattina quando Ciro Gaudiero cerca di capire dov’è finito il figlio con il quale condivide il letto. Ciro, infatti, vive spostandosi su una carrozzina ma è autosufficiente, perché quella carrozzina è con lui fin da quando era bambino a causa di una poliomielite. Condivide il letto perché è il figlio quello tra i due ad aver maggior bisogno di aiuto a causa di disturbi psichici. Quando Ciro sente che il letto è mezzo vuoto, chiama Davide e di lì a poco scopre il dramma. Davide, che soffre di schizofrenia, torna in camera dal padre e lo gela con una terribile rivelazione: «Ho fatto una brutta cosa, ho ucciso lo zio Paolo». Davide Gaudiero, 27 anni, poco prima si è alzato infatti dal letto ma non è andato - come pensava il padre - nel bagno dell’appartamento al civico 23 di viale Primo Maggio al Quinzio, dove convive col padre Ciro (59 anni, di origini napoletane) e da quattro anni anche con lo zio Paolo Gaudiero (57 anni). È andato nella stanza accanto, dove dormiva lo zio Paolo.
Ciro, dopo le parole del figlio, scende dal letto e va dal fratello. Lo trova sul materasso, a pancia in su, morto sul colpo e col petto coperto di sangue. Aveva da poco esalato l’ultimo respiro, sorpreso nel sonno dal nipote che lo ha accoltellato in piena notte. Cinque fendenti portati a segno dal ragazzo che, in cucina, aveva preso un coltellaccio dalla lunga lama, per uccidere pochi istanti dopo e senza far rumore lo zio che si era trasferito lì per dare una mano al fratello infermo e al nipote seguito dal centro di salute mentale.
A Ciro non resta che prendere il telefono: sono da poco passate le 5 quando chiama il 113, racconta in poche parole che il figlio ha ucciso suo fratello Paolo. Poi prende il figlio, vanno in sala e si mette sul divano con lui, per tranquillizzarlo, in attesa della polizia. Quando arrivano gli agenti li trovano lì, con il padre che si prende cura del figlio che appare a malapena agitato. Mentre attendono l’arrivo del 118, davanti a loro gli agenti trovano una casa in ordine, ben curata, il padre accanto al figlio: nella stanza di là c’è il corpo senza più vita dello zio Paolo.
In pochi minuti l’appartamento si riempie di poliziotti ma il caso è già risolto: il giovane omicida confesserà a più riprese di aver accoltellato intenzionalmente lo zio. Il ragazzo non sembra più in sè e vengono subito accertate le sue condizioni di salute. I poliziotti lo fanno caricare in ambulanza e lo portano all’ospedale Santa Maria, dove viene visitato. Con sè porta le medicine già prescritte. Dopo i controlli viene sentito dal sostituto procuratore Isabella Chiesi con l’ausilio della Squadra mobile. Il quadro sembra subito chiaro. Manca un movente preciso: il ragazzo parla per lungo tempo con gli inquirenti. Poi viene portato in carcere.
Il padre, Ciro, resta invece in casa, a vegliare sul fratello morto, in attesa del medico legale che fa capolino verso le 11, constatando ufficialmente la morte dell’uomo e confermandone le cause. Il 57enne, in base ai primi accertamenti svolti dal medico legale, dopo la prima coltellata al cuore avrebbe forse cercato di difendersi dal momento che sono state notate ferite sulle braccia, ma la furia del nipote è stata tale da riuscire a sopraffarlo.
Il giovane, che dopo l’omicidio non ha nemmeno tentato di fuggire, non ha precedenti né aveva mai fatto sospettare possibili eccessi di violenza. Il padre, quando viene sentito dagli agenti, parla di una confessione da parte del figlio, diversi giorni prima, che gli ha detto di non voler più lo zio con loro.
Ciro è sconvolto perché mai avrebbe pensato, al di là di quelle poche parole, che il figlio potesse arrivare a compiere un gesto del genere. Dopo la morte di sua moglie, quattro anni fa, Ciro ha fatto di tutto per stare accanto al figlio, trovando l’aiuto del fratello Paolo, con il quale aveva ricostituito un nucleo familiare ora distrutto da questa tragedia. —
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