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CORREGGIO 

Il Comune torna proprietario dei beni di En.Cor

Resta aperta la questione giudiziaria, ma con il concordato fallimentare l’ente ottiene terreni, edifici e impianti per 12 milioni

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CORREGGIO. Il Comune di Correggio diviene definitivamente proprietario di tutti i beni dell’En.Cor, l’azienda partecipata il cui fallimento ha causato una voragine nei conti dell’ente. «Dopo un lungo percorso che ci ha impegnati dall’inizio dello scorso mandato fino ad oggi – spiega il sindaco Ilenia Malavasi – siamo giunti al termine della nota vicenda En.Cor. La buona notizia è che la nostra città è tornata nuovamente proprietaria di tutti i beni, immobili e mobili, che compongono l’attivo del fallimento En.Cor. Dopo aver ereditato dalla precedente amministrazione la grave situazione derivante dalle vicissitudini legate a En.Cor, aver gestito i debiti conseguenti alle sentenze che hanno condannato il Comune a versare alle banche creditrici oltre 30 milioni di euro, poi ridotti a 21.450.000 in virtù di accordi transattivi che abbiamo concluso con le banche stesse, ed evitato il dissesto del Comune, cosa che avrebbe comportato l’aumento al massimo della tassazione, la svendita del patrimonio pubblico e il blocco delle assunzioni, possiamo dire conclusa nel migliore dei modi, almeno da un punto di vista amministrativo, questa vicenda legata alla società ex partecipata del Comune».

Al momento del suo fallimento (gennaio 2014), spiega il sindaco, En.Cor possedeva molteplici cespiti di ingente valore: terreni, fabbricati, impianti fotovoltaici, macchinari e attrezzature di vario tipo. «Tutti questi beni, nel corso degli anni successivi al fallimento, non sono mai stati venduti e sono rimasti sinora nella disponibilità della procedura fallimentare. Negli accordi stipulati dal Comune con le banche creditrici, oltre a ottenere una riduzione di più del 30% dell’intero debito e il suo versamento in via rateale nell’arco di un triennio, abbiamo preteso che venissero ceduti al Comune tutti i crediti, insinuati nel fallimento, da parte delle medesime banche. Così facendo, il Comune è diventato titolare di oltre il 98% di tutti i crediti inseriti nel fallimento».

«Nel dicembre dello scorso anno, a conclusione della laboriosa operazione che già allora ci aveva consentito di aver pagato oltre l’80% di tutti i debiti e di avere a disposizione le coperture economiche sul bilancio del 2019 per la restante parte, e alla luce del fatto che il Comune era divenuto titolare della pressoché totalità dei crediti insinuati nel fallimento, abbiamo formulato una proposta di “concordato fallimentare” al curatore e al tribunale per consentire al Comune di diventare proprietario di tutti i beni di En.Cor, grazie alla preziosa assistenza dell’avvocato Giorgio Barbieri dello studio Sutich Barbieri Sutich di Reggio. L’obiettivo della proposta era evitare l’attesa della vendita all’asta del patrimonio del fallimento, che avrebbe comportato tempi molto lunghi e il pericolo che si disperdesse un patrimonio di rilevante entità e valore presente sul territorio comunale e, sempre nell’interesse della città e per la tutela della comunità, ottenere immediatamente la proprietà di tali beni. A fronte della possibilità di ottenere, con un’attesa indefinita e dagli esiti incerti, le somme che la procedura fallimentare avrebbe raccolto dalla vendita all’asta del patrimonio di En.Cor, abbiamo preferito scegliere una strada differente e maggiormente tutelante per la nostra città, ovvero chiedere che il Comune diventasse direttamente titolare dei beni che compongono tale patrimonio. Ricevuto il parere favorevole del curatore del fallimento, il tribunale di Reggio ha definitivamente omologato il concordato che oggi, decorsi i termini di legge per la sua impugnazione, è stato quindi dichiarato adempiuto. Di conseguenza, il Comune è ora diventato proprietario, tra i vari cespiti, di oltre 500.000 metri quadrati tra terreni e fabbricati, di oltre 10 impianti fotovoltaici, della centrale Eva e di molteplici impianti e attrezzature che rappresentano, appunto, l’attivo del fallimento di En.Cor».

Tra i fabbricati ora di proprietà del Comune, il sindaco segnala «la centrale Eva in via Pio La Torre, mentre tra i terreni vi sono molteplici fondi di rilevante metratura e interesse in via Gandhi, in via Dinazzano, in via Fossa Faiella, in via Fazzano, in via Impiccato e via Mandrio. Tutti questi cespiti sono diventati nuovamente di proprietà del Comune e potranno essere utilizzati a favore della comunità, venduti o riconvertiti secondo le esigenze del caso, nell’ottica di privilegiare investimenti funzionali allo sviluppo del territorio o ampliare i servizi a favore dei nostri cittadini. Gli impianti fotovoltaici, inoltre, sono particolarmente strategici perché non solo garantiscono l’erogazione di corrente elettrica agli edifici pubblici sui quali sono installati, ma producono anche un eccesso di energia elettrica non consumata che, una volta immessa nella rete e venduta all’operatore, consentirà al Comune di ottenere corrispettivi rilevanti, di oltre 100.000 euro all’anno. Tra questi impianti vi sono quelli collocati sul palasport, sulla scuola San Francesco, sulla stessa centrale Eva, sui magazzini comunali e sugli spogliatoi della pista di atletica. Altri beni di varia natura (mezzi, impianti e accessori) sono stati incamerati nel nostro patrimonio, al fine di poterli utilizzare nel migliore dei modi, secondo le esigenze della nostra comunità. Beni dal valore rilevante che, secondo una stima fatta eseguire nel 2016 e recentemente confermata, ammonta a 12 milioni di euro circa. Posto quanto già versato alle banche a seguito di sentenze esecutive, questa operazione non ha rappresentato un costo economico per il Comune perché gli esborsi previsti nel concordato fallimentare sono stati compensati dai beni, tra cui anche le cospicue somme depositate sul contro corrente del fallimento, provenienti dall’attivo fallimentare, che verranno utilizzate per chiudere il contenzioso con Bnl, rispettando così tempi e modi dell’accordo transattivo».

In attesa degli sviluppi giudiziari, giunge a conclusione, almeno per quanto riguarda la parte amministrativa, «una vicenda molto complicata – afferma Malavasi – che ha creato una ferita profonda nella nostra comunità, ma il cui esito compensa, almeno in parte, i sacrifici economici fatti per evitare il fallimento della città. A questo proposito, sottolineo che, nonostante la difficile situazione che ci siamo trovati a gestire, abbiamo sempre dato la priorità ai servizi erogati, che rappresentano un’eccellenza e un fiore all’occhiello della nostra comunità, a favore di tutti i cittadini, con particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione, senza fare nessun taglio ai servizi alla persona, in particolare quelli rivolti ai bambini, agli anziani e alle persone con disabilità. Abbiamo sempre dato priorità alle esigenze delle persone e possiamo ora, con orgoglio, rivendicare il lavoro svolto a tutela della comunità».

Quanto alle eventuali responsabilità giudiziarie, «siamo in attesa di conoscere l’esito del giudizio già promosso dalla Corte dei Conti nei confronti della precedente amministrazione – conclude il sindaco Ilenia Malavasi – oltre alla conclusione delle indagini della Procura della Repubblica, scaturite anche a seguito delle denunce che abbiamo depositato, affinché venga chiarita ogni eventuale responsabilità. Non sono certo contenta di aver dovuto gestire un percorso così difficile per la mia città, ma lo sono per averlo fatto con tantissimo impegno, facendo ogni sforzo per la massima tutela dei miei cittadini». —

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