Il papà Ciro: «Il carcere non è posto per Davide»
reggio emilia. «Il carcere non è il luogo adatto per il mio ragazzo». È la prima frase che ha pronunciato Ciro Gaudiero, 59 anni, il papà di Davide, che ha atteso in apprensione davanti ai cancelli della Pulce l’esito dell’udienza di convalida dell’arresto. Il papà era insieme all’altro figlio, Alberto, il primo ad arrivare giovedì: il fratello di Davide, che ha lavorato a MaxMara, da alcuni anni vive in Spagna, dove fa il bartender a Palma di Maiorca. Insieme a loro anche altri familiari: la famiglia Gaudiero, originaria di Ischia Porto (Napoli), è costituita da ben 14 tra fratelli e sorelle.
Parte di questi sono arrivati ieri e hanno fatto quadrato, nell’abitazione di via Primo Maggio 23, intorno al dolore di Ciro, per proteggerlo da ulteriori traumi. Un nucleo descritto dai conoscenti come «bravissime persone, generose, altruiste. Non meritavano questa tragedia». Ciro, paralizzato da una poliomelite dall’età di sei mesi, dopo il matrimonio con Rosaria Cotrufo, anche lei disabile, si è trasferito a Reggio vent’anni fa, nel 1998, per il lavoro in Cna. Ieri una 68enne del Cvs (centro volontari della sofferenza, un’associazione cattolica) ha fatto visita ai Gaudiero. «La moglie Rosaria era la presidente del Cvs. Dopo la sua scomparsa Ciro si è fatto carico dell’associazione, trasportando con il suo furgone altri disabili: nonostante i suoi dolori fisici ci teneva all’impegno, che ha diminuito solo dall’anno scorso. Ciro ha dedicato tutta la sua vita a Davide: di poche parole ma intelligentissimo, ha ricevuto tanto amore». Anche nel lutto il primo pensiero del padre è per il futuro di quello sfortunato figlio. «Chi lo seguirà?». —
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