Sardine a Reggio Emilia, anche Adelmo Cervi sul palco: «Bella Ciao sia inno nazionale»
REGGIO EMILIA. In una piazza traboccante di giovani, studenti e bambini, il più motivato di tutti è stato un 76enne che, dal palco, non le ha mandate a dire a nessuno.
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Ha rimproverato gli organizzatori quando lo hanno definito “signore” e hanno parlato della “storia dei suoi fratelli” («la storia è di mio padre – li ha rimbrottati Adelmo – e se dovete aggiungere qualcosa al nome chiamatemi compagno, non signore»), ha criticato l’Inno di Mameli e ha attaccato Salvini e Berlusconi.
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Adelmo Cervi, chiamato a intervenire dopo la canzone Bella Ciao, è stato come sempre un comunista senza peli sulla lingua. Ma anche un prezioso testimone di quanto siano pericolosi l’odio e il fascismo.
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«Mi sono legato a questi ragazzi – ha esordito Cervi – quando ho sentito che si presentano con Bella Ciao e perché sono contro quelli come Salvini, che pensano di essere padroni del mondo. Mi fa piacere che questo movimento sia partito dai giovani. Noi spesso diciamo che sono apatici, che non partecipano, ma io dico che spesso non partecipano perché si rompono i cogli*** ad ascoltare i discorsi di questi burocrati. Non gli abbiamo dato lo spazio necessario, ai giovani, non li abbiamo considerati, ed è questo che non va bene».
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Cervi ha proseguito l’intervento ricordando un grande amico, «don Andrea Gallo, che era un compagno oltre che un prete. Con lui durante i nostri incontri ho preso un impegno, ci siamo detti di batterci perché il nuovo inno nazionale non sia più quello di Mameli ma Bella Ciao».
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Si parla di Resistenza, ha concluso Cervi, ma «la nuova Italia deve avere anche dei simboli diversi e l’inno comincia a essere un po’ vecchiotto. Finora abbiamo fatto poco e abbiamo avuto molto grazie al sacrificio di molti, anche mio padre».
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I riferimenti dei giovani organizzatori – quasi tutti studenti – alla storia reggiana sono stati molti nel corso della mezz’ora di interventi, tutti accolti con applausi e urla di consenso da parte delle sardine di piazza Prampolini.
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Si è parlato della Città del Tricolore – e non a caso prima di “Bella ciao” è stato cantato l’inno nazionale – della Resistenza e del sacrificio dei partigiani e, ovviamente, della famosa “spigolosità” reggiana. Tanto che, a metà manifestazione, sopra la folla è stato srotolato un gigantesco striscione raffigurante una sardina “quadrata”.
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A concludere la serata, senza simboli partitici ma al tempo stesso molto politica, è stato Mattia Santori, il 32enne bolognese considerato l’ideatore del movimento. «Quando con Roberto, Giulia e Andrea abbiamo avuto la prima idea si parlava solo di sondaggi negativi – spiega – e adesso è incredibile: ogni giorno ci svegliamo e ogni giorno i giornali hanno una foto di un piazza piena di persone.
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Abbiamo dimostrato che il consenso virtuale e retorico è molto meno forte del consenso reale ma non pensate che sia finita qui, non basta scrivere “sardine” su Facebook, sapete quanto gioca sporco il nemico. Essere un elettore comporta grandissimi doveri e ha ragione chi dice che se il 26 gennaio tutto questo non si trasformerà in una risposta elettorale, allora non avrà avuto alcun senso».
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