«Unielectric, senza lavoro e senza parole»
Rabbia per i 76 licenziamenti e la delocalizzazione in Ungheria. Un operaio: «Un pugno nello stomaco, ci tolgono la dignità»
Sant’Ilario. «Senza lavoro, senza parole». È questo lo sfogo di una delle operaie della ditta Unielectric di Calerno, azienda che ha lasciato in cassa integrazione 76 operai, quasi tutte donne. Leader in Val d’Enza per gli avvolgimenti di statori elettrici con ben 50 anni alle spalle, la Unielectric ha cessato di produrre definitivamente il 31 ottobre, scegliendo di delocalizzare in Ungheria. Ieri la notizia della chiusura è stata riportata nelle pagine di questo quotidiano e, già di buon mattino, in paese non si parlava d’altro.
Un operaio di 60 anni della zona ci dice: «Quella appresa dalla Gazzetta di Reggio questa mattina non è stata solo una notizia, ma un pugno nello stomaco. Sono di Gattatico, ma lavoro da una vita in questa zona e posso dire che questa perdita, oltre il posto di lavoro, toglie la dignità a 76 famiglie. È troppo». Una chiusura “sottovoce”, passata per settimane in totale silenzio e che ha creato del malcontento in tutta la Val d’Enza.
Così ieri alcune ex operaie della Unielectric hanno espresso il disagio che dura da più di tre settimane e che «finalmente è uscito allo scoperto». Una mamma con due figli e un mutuo sulle spalle spiega: «Abbiamo vissuto tanti anni in quell’azienda. Abbiamo avuto tanti alti e bassi, ma abbiamo stretto i denti e abbiamo portato avanti il nostro lavoro come potevamo. La nostra storia inizia a fine febbraio quando abbiamo saputo definitivamente della delocalizzazione in Ungheria. Da qui la corsa con i sindacati, che hanno lottato con noi almeno per la cassa integrazione. Ho sempre fatto l’operaia lì dentro, non conosco altri mestieri ma sto cercando lavoro perfino a Parma. Ma la vedo dura».
Altre operaie hanno preferito postare commenti sui social, pubblicando anche la foto di gruppo scattata davanti alla ditta di Calerno e scrivendo: «Dopo 50 anni di vita, si chiude con 76 persone a casa senza lavoro. Senza parole».
Tanta la solidarietà e l’indignazione da parte dei cittadini che, commentando sempre sui social, scrivono: «Ragazzi, dispiace tanto. Spero possiate trovare una collocazione migliore. Che tristezza, però. L’Italia sta diventando il colabrodo dell’industria». E, ancora: «Un altro grosso problema Italiano». «Auguro a ciascuna di voi che possiate trovare al più presto una nuova ricollocazione, in bocca al lupo».
Il gruppo di opposizione “Alternativa civica per Sant’Ilario e Calerno” parla di «un declino senza fine» della zona industriale di Calerno: «Prendiamo atto con stupore della sorpresa del sindaco su questa vicenda, constatando un mancanza di attenzione verso le imprese del settore produttivo e dello stato di degrado del villaggio industriale».
Il gruppo civico prosegue esprimendo «solidarietà ai dipendenti. Riteniamo giusto richiamare l’attenzione pubblica su questo evento perché è importante che ci sia piena consapevolezza di quanto è accaduto. La prossima settimana parleremo nel consiglio comunale per compiere una riflessione collegiale sia sull’episodio in sé, sia sul declino del tessuto economico del nostro Comune. Un tempo Sant’Ilario era la capitale industriale della Val d’Enza, oggi invece viviamo crescenti difficoltà».
Per il villaggio industriale Bellarosa di Calerno, Alternativa Civica «propone al Comune la riqualificazione totale della zona come obiettivo strategico, attivando anche le risorse della Provincia e della Regione». —
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