I quattro secoli della Ghiara nella strenna della Manodori
REGGIO EMILIA. È stato presentato ieri mattina, nell’aula magna della sede Unimore di viale Allegri, gremita di pubblico, il libro “La Basilica della Ghiara di Reggio Emilia”, promosso dalla Fondazione Manodori, nell’ambito del programma di iniziative legate ai Quattrocento anni della traslazione dell’immagine della Madonna della Ghiara.
Sono intervenuti Romano Sassatelli, presidente della Fondazione Manodori, monsignor Massimo Camisasca, vescovo della diocesi di Reggio Emilia e Guastalla, Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, Giorgio Zanni, presidente della Provincia, Giammaria Manghi, sottosegretario alla presidenza della giunta dell’Emilia Romagna, e Gino Farina, coordinatore del comitato “Basilica della Ghiara”.
Il volume è stato presentato dai curatori, Massimo Mussini e Alberto Cadoppi, alla presenza dei sette autori dei vari capitoli e del fotografo Carlo Vannini, che ha curato l’apparato iconografico del libro.
È diventata ormai una tradizione che la Fondazione Manodori, a fine anno, realizzi una strenna in occasione delle festività natalizie. Negli anni scorsi erano usciti, tra gli altri, volumi su Palazzo da Mosto di Reggio Emilia e sul Palazzo ducale di Rivalta. Quest’anno è stata coinvolta anche l’associazione “Al Castlein” di Castelnovo Sotto, che ha realizzato un carro allegorico (che in estate ha sfilato in processione per le vie della città), raffigurante la Madonna della Ghiara che calpesta un drago, ricostruzione della traslazione dell’immagine di quattrocento anni fa.
Quattro secoli di storia, celebrati quest’anno, che trovano una sintesi nel volume dedicato alla basilica, luogo ricco di valenze simboliche, che ha accompagnato l’evoluzione storica e sociale del contesto urbano di cui è parte integrante. È stato il popolo reggiano, infatti, per la fede verso la Beata Vergine, raffigurata nell’affresco derivato dal bozzetto di Lelio Orsi, a voler la costruzione del tempio mariano. Inaugurato nel 1619, per decenni è stato di proprietà comunale. Al suo interno hanno decorato i migliori artisti reggiani del primo Seicento, come Ludovico Carracci, Alessandro Tiarini, Luca Ferrari, Carlo Bononi, Palma il Giovane, tra gli altri. —
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