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Le sardine teste quadre riempiono la piazza contro odio e populismi

Le sardine teste quadre riempiono la piazza contro odio e populismi

Ottomila i cittadini che si sono mobilitati al grido di «Reggio Emilia non si Lega» Gli organizzatori: «Tutti questo non avrà senso senza un risultato il 26 gennaio»

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reggio emilia. Di più non ve ne sarebbero entrate, nemmeno a diventare delle sogliole. La pesca reggiana ieri sera ha dato i suoi frutti mostrando una piazza Prampolini piena all’inverosimile di studenti, famiglie con bambini, anziani e qualche politico in incognito.

Le sardine di Reggio Emilia hanno iniziato a radunarsi attorno alla statua del Crostolo, dov’è stato posizionato un furgoncino adibito a palco, già a partire dalle 18. Una fiumana di persone, molte delle quali armate di cartelli e striscioni raffiguranti il pesce ormai diventato il simbolo di questo movimento.

«Siamo contro i messaggi di odio e razzismo», hanno spiegato i reggiani arrivati da tutta la provincia, «oggi diciamo di no in maniera civile e democratica. La nostra storia non ci permette di stare con Salvini».

Poi alle 18.30, mentre si cominciavano ad aprire i primi ombrelli per ripararsi da una pioggia fine ma costante, è stato il momento della musica.

Da “Imagine” di John Lennon fino a “Partigiano reggiano” di Zucchero, per concludere con “Muhammad Ali” di Marco Mengoni.

«Quest’ultima canzone – hanno spiegato i giovani organizzatori dal palco – contiene una frase molto bella, dice che “tutto quello che sogniamo la notte si misura tra gli occhi e quello che non vedi”. Noi non vedevamo questa forza che abbiamo oggi, stavamo in casa e non pensavamo di potercela fare. Sono anni che crediamo di non potercela fare contro odio e populismi che ci invadono. Ma la canzone dice anche un’altra cosa, dice che “qui si vince o si perde in un attimo”, e in un attimo siamo riusciti a mettere in difficoltà questi populisti».

I riferimenti dei giovani organizzatori – quasi tutti studenti – alla storia reggiana sono stati molti nel corso della mezz’ora di interventi, tutti accolti con applausi e urla di consenso da parte delle sardine di piazza Prampolini. Si è parlato della Città del Tricolore – e non a caso prima di “Bella ciao” è stato cantato l’inno nazionale – della Resistenza e del sacrificio dei partigiani e, ovviamente, della famosa “spigolosità” reggiana. Tanto che, a metà manifestazione, sopra la folla è stato srotolato un gigantesco striscione raffigurante una sardina “quadrata”.

A concludere la serata, senza simboli partitici ma al tempo stesso molto politica, è stato Mattia Santori, il 32enne bolognese considerato l’ideatore del movimento. «Quando con Roberto, Giulia e Andrea abbiamo avuto la prima idea si parlava solo di sondaggi negativi – spiega – e adesso è incredibile: ogni giorno ci svegliamo e ogni giorno i giornali hanno una foto di un piazza piena di persone. Abbiamo dimostrato che il consenso virtuale e retorico è molto meno forte del consenso reale ma non pensate che sia finita qui, non basta scrivere “sardine” su Facebook, sapete quanto gioca sporco il nemico. Essere un elettore comporta grandissimi doveri e ha ragione chi dice che se il 26 gennaio tutto questo non si trasformerà in una risposta elettorale, allora non avrà avuto alcun senso». —

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