L’omicidio del parroco e la macchinazione ai danni di 3 innocenti
La piena riabilitazione del comandante partigiano avverrà soltanto nel 1994 con la revisione del processo alla Corte d’appello di Perugia
8 giugno 1946. Nella canonica di San Martino Piccolo viene ucciso il parroco di questa frazione di Correggio, don Umberto Pessina. Sono mesi drammatici in cui il Paese è ancora lacerato dopo la fine della guerra, che nell’ultima sua parte è stata anche guerra civile. A nulla valgono gli appelli alla pacificazione, nelle campagne di quello che verrà soprannominato il triangolo della morte si consumano vendette tra fascisti e antifascisti. Le indagini sull’uccidione del parroco vengono indirizzate dal capitano dei carabinieri Pasquale Vesce, ispirato pure dal vescovo di Reggio Beniamino Socche.
13 marzo 1947. Vengono arrestati Germano Nicolini, Ello Ferretti e Antonio Prodi.
Gennaio 1948. Cesarino Catellani scrive con Ero Righi una lettera agli inquirenti, dichiarandosi responsabile del delitto. Righi e Catellani non vengono creduti. Il Pci fa espatriare in Jugoslavia Catellani e Righi che difendono una terza persona.
26 febbraio 1949. La Corte d’assise di Perugia condanna per omicidio premeditato volontario Nicolini, Ferretti e Prodi. La sentenza verrà confermata in Cassazione nel 1955.
3 settembre 1990. Ero Righi dichiara che la sera dell’omicidio, oltre a Catellani c’era con lui un’altra persona. Il 10 settembre 1990 il procuratore di Reggio, Elio Bevilacqua, riapre il caso sull’omicidio don Pessina: Gaiti confessa.
7 dicembre 1993. La corte d’assise di Perugia proscioglie Gaiti, Righi e Catellani, in virtù dell’amnistia del 1946.
8 giugno 1994. La corte d’appello di Perugia assolve Nicolini, Ferretti e Prodi.
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