Gazzetta di Reggio

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il processo/2 

Spaccio in cella, condannati tre stranieri e un operatore

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REGGIO EMILIA. Droga in carcere con tanto di coinvolgimento di un insospettabile addetto dell’azienda che gestisce i beni di sopravvitto (cioè quelli comprabili in aggiunta a quelli forniti dal carcere).

Secondo quanto ricostruito ieri in aula dal pm Maria Rita Pantani – che ha coordinato le indagini della polizia penitenziaria – gli stupefacenti venivano introdotti approfittando dei colloqui settimanali in carcere tra Hamza Brahimi (marocchino 35enne allora detenuto) e il fratello 48enne Hicham Brahimi, attraverso gli accordi con altre due persone: il connazionale 44enne Ahmed Salim (detenuto) e del 33enne Nicola Cusato, residente in città, che all’epoca – i primi del mesi del 2018 – lavorava per la gestione dei beni in sopravvitto. Da qui l’accusa di aver introdotto hascisc dentro la Pulce in quantità non inferiori a quelle per confezionare venti-trenta “canne”. Le dosi venivano chiamate in codice “giunte” e pesavano 0,2 grammi. Salim avrebbe approfittato della sua particolare attività (addetto al magazzino detenuti e componente della commissione di controllo del vitto) per accordarsi con Cusato, affinché contattando telefonicamente Hicham Brahimi, procurasse due involucri di hascisc (uno utile a confezionare venti “canne”, l’altro trenta).

La droga sarebbe stata poi consegnata a Hamza Brahimi dal fratello Hicham durante i colloqui. Il reato è aggravato perché commesso da più di tre persone, dentro il carcere, con la recidiva reiterata e perché i tre stranieri sono dichiarati delinquenti abituali. I quattro – giudicati con rito abbreviato – sono stati condannati dal gup Luca Ramponi: 4 anni di reclusione ai tre stranieri, un anno e mezzo a Cusato. L’avvocato difensore Federico Bertani non esclude d’impugnare la sentenza in Appello. —

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