«Troppe le invalidità negate» Medico convocato dall’Ordine
Massimo Comunale scrive un post sui social denunciando il caso di un paziente La Direzione Provinciale Inps lo accusa di «violazione del codice deontologico»
Convocato dall’Ordine dei Medici di Reggio Emilia per un post su Facebook, su richiesta della Direzione provinciale dell’Inps, per «violazione del codice deontologico». Protagonista della vicenda è Massimo Comunale, medico di base molto noto a Guastalla per il suo impegno politico in Rifondazione comunista: storico militante, è stato consigliere comunale e pure candidato sindaco.
La sua colpa? Aver raccontato «la storia di un mio paziente, in fin di vita, cui è stata negata l’indennità di accompagnamento», secondo il post incriminato. O forse a essere sgradita è stata la frase successiva pubblicata sul social: «Avevo raccontato anche di come l’Inps di Boeri (ex presidente di sinistra) avesse pensato ad una forma di incentivo economico per i medici che respingevano le domande di invalidità o revocavano pensioni di invalidità». E ancora: «Al mio paziente è stato negato un diritto, la sua famiglia è stata umiliata più volte ma... sarò io a dover rispondere».
Contattato telefonicamente, il dottor Comunale non arretra di un millimetro. «Rispondo sempre di quello che affermo. Non mi faccio intimidire. Spero però che martedì 3 dicembre, quando comparirò in audizione davanti all’Ordine in via Gorizia, mi troverò davanti a colleghi comprensivi».
Il caso è quello di un paziente guastallese, over 70, affetto da «una ripresa della malattia neoplastica, il cui esito purtroppo è noto. Aveva la pompa infusiva per il controllo del dolore, si nutriva con la Peg (un tubicino per l’alimentazione addominale), non stava in piedi, aveva un’infermiera h24. Eppure è stato ritenuto autosufficiente. Dopo un mese è morto». La famiglia, definita «molto fragile», aveva già fatto domanda di indennità due volte. «Erano rassegnati. Oggi la gente, quando gli togli un diritto, non protesta più: il che è tristissimo. Io l’ho trovato ingiusto e ho proposto quel paziente per una terza visita a domicilio, che è stata effettuata da un medico, non so chi fosse. Respinta». Respinta per la terza volta. «Intendiamoci: concedere l’indennità a quel punto sarebbe stata una farsa, alla famiglia sarebbe servita un anno prima. Nel negare e negare c’è stata coerenza. Ora però il sistema dovrebbe scusarsi con quei familiari: magari servirà per il futuro».
Il post del dottore ha raccolto un consenso unanime e Comunale ha ricevuto parecchi messaggi di incoraggiamento. «Certo che le persone sono solidali con quello che ho scritto: è un vissuto di molte famiglie – replica Comunale – Il fatto è che non si capisce quali siano i criteri necessari per il riconoscimento della non autosufficienza. Io non avvio nessuno all’indennità se non ho una certificazione di non autosufficienza del geriatra, che spesso però non basta. Ad esempio ho molti pazienti affetti da demenza, ma se non si presentano almeno tre domande la demenza non viene riconosciuta come causa di invalidità».
Ma da chi è formata la Commissione che valuta le richieste? «Da almeno cinque persone e da un presidente nominato dall’Ausl. Faccio il medico da 30 anni e non mi risultano concorsi pubblici per entrare nella Commissione». Comunale non esclude che subentrino altri criteri nella valutazione: «Quello che registro è un atteggiamento che non mi convince perché viene negato un diritto: viene negato a dei moribondi. Se non è questo il problema...».
Pare invece che l’Inps abbia il tempo di verificare i post sui social. «Non peggiori la mia posizione. Mi interessa sottolineare il ripetersi, troppo frequente, di diritti negati». —
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