Una famiglia accusata di far prostituire la fidanzata del figlio
Per la Procura il 24enne delegava tutto a madre e sorella Il controllo con botte e minacce di morte, intascando i profitti
REGGIO EMILIA. Una famiglia che controlla e spinge – con minacce e atti violenti – a prostituirsi una giovane.
Una vicenda allucinante che avrebbe come scenario la nostra città. Ieri questa storia è approdata davanti al collegio giudicante presieduto da Giovanni Ghini (a latere i colleghi Silvia Guareschi e Donatella Bove) e vede, però, accusato solo il fidanzato della ragazza, mentre per gli altri imputati (cioè la sorella e la madre del 24enne oltre al fidanzato sempre della sorella) si procede in un altro giudizio. Per non rendere riconoscibile la giovane – che per il pm Piera Giannusa da fine marzo 2016 era finita forzatamente fra le braccia di diversi clienti – non daremo indicazioni precise dei protagonisti. Dell’imputato non si sa più nulla, sarebbe scappato all’estero, comunque rappresentato in aula dall’avvocato parmigiano Carlo Padula.
Ieri il processo è stato solo impostato e nella prossima udienza verrà nominato il perito che dovrà trascrivere le intercettazioni (alla base dell’inchiesta) effettuate dalla squadra mobile. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 24enne era addirittura legato sentimentalmente alla ragazza, ritenendola però di sua esclusiva proprietà, arrivando ad affidarla alla sorella «affinché producesse, con la propria attività prostitutiva – si legge nel capo d’imputazione – profitti a lui inviati, per il pagamento di un presunto ed imprecisato debito, mantenendo il controllo su di lei, minacciandola di morte e di venderla». Citate frasi come «Vedi quello che fai là, non farla deridere (la sorella, ndr) che ti ammazzo» oppure «Vengo in Italia e ti ammazzo!». Il 24enne, a quanto pare, era lontano da Reggio Emilia e avrebbe delegato alla sorella e al suo compagno il controllo della “fidanzata”, i contatti con i clienti, le tariffe, le modalità delle prestazioni sessuali, intascandone i profitti. E una mano l’avrebbe data anche la madre, ricevendo pure lei dei soldi derivanti dallo sfruttamento della prostituzione. Alla giovane – che non si è costituita parte civile – erano stati sottratti i documenti (affinché non fuggisse). Se provato, un vero incubo. —
T.S.
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