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Donne e uomini di tante fedi a Reggio Che dicono di noi? “Qui stiamo bene”

Gabriele Gatti
Donne e uomini di tante fedi a Reggio Che dicono di noi? “Qui stiamo bene”

La presentazione del libro di Matteo Manfredini ha innescato una serie di testimonianze dei rappresentanti delle religioni

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La ragione del libro? Informare i cittadini che con comunità e spiritualità diverse ci si deve aver a che fare. Così l’autore Matteo Manfredini dipinge il suo nuovo volume Le Foglie dell’Albero (Corsiero Editore), nelle edicole con la Gazzetta di Reggio.

Alla presenza dell’assessore al Bilancio del Comune di Reggio Emilia Daniele Marchi, che ha definito il viaggio contenuto nel libro “una ricchezza”, e dialogando con il direttore della Gazzetta di Reggio Stefano Scansani, l’opera ha raggiunto il cuore della provincia reggiana nella cornice dei Chiostri di San Pietro. Punto di partenza obbligato per il viaggio giornalistico-antropologico alla scoperta delle religioni a Reggio Emilia e del loro quotidiano intrecciarsi con la comunità. Davanti ad una sala gremita, Manfredini ha introdotto gli otto capitoli del volume che raccolgono con la minuzia di un antropologo le testimonianze delle persone che guidano e vivono le comunità sikh, indù, musulmane, buddiste e cristiane di Reggio Emilia. “Una ricerca non facile, che ha coinvolto tutte le persone che hanno partecipato anche nella revisione dei capitoli” dice l’autore.

L’APPROCCIO

“Quello che mi ha fatto riflettere è il come ci si approcci verso l’altro. Chi proviene da una cultura diversa dalla nostra è qualcosa di atavico e come tale ci può spaventare. Soprattutto quando l’altro è una persona con una scala di valori, una cultura e una religione diverse dalle nostre.” Al termine del libro Manfredini colloca una conversazione con Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, dove viene approfondita la conoscenza delle religioni e di come si stanno muovendo. La scelta del vescovo per concludere il libro, secondo l’autore, è giustificata dall’intenzione di voler localizzare il testo nell’ambiente in cui è stato prodotto: “una provincia che ha una storia e un passato. Tutti i membri delle comunità che compongono il testo si sono infatti relazionati con questa realtà. Abbiamo fatto una conversazione sulle varie fedi e sul dialogo religioso perché ho ritenuto necessario un punto di vista autorevole su questo fenomeno. Il filo che unisce le fedi esplorate è infatti proprio quello della convivenza nella diversità, in una terra che nel tempo ha affrontato cambiamenti radicali entrando in un’epoca di migrazioni, spostamenti, ritorni e nuovi idoli.

modo di pensare

La composizione della popolazione che vive il territorio, come ricorda l’autore, è cambiata radicalmente ma è spesso coincisa con l’apertura e la curiosità che contraddistingue la civiltà occidentale. Il dialogo interreligioso costituisce infatti una ricchezza da far fiorire nel tempo, che modificherà non solo il modo di pensare dei cittadini, ma anche l’architettura stessa delle nostre città. Manfredini ha ricordato, che “secondo Gandhi le religioni come le foglie di un albero sono espressione di una comune natura”. Il dialogo si è palesato con tutta la sua forza nella parte conclusiva della serata quando l’autore ha richiamato dal pubblico i veri protagonisti della sua opera. Dal pubblico in sala sono infatti intervenute le guide spirituali delle fedi analizzate nel libro. Hanno preso la parola Padre Michail, pastore della comunità moldavo-ortodossa, che dal 2007 ad oggi ha battezzato più di 700 bambini, i tre rappresentanti dei Centri Islamici e, in conclusione, le guide dei centri buddisti della provincia.

Grazie alla serata, i rappresentanti delle comunità hanno avuto l’occasione guardarsi negli occhi e condividere la prospettiva con cui guardano alla comunità reggiana. Come ricordato infatti dal direttore della Gazzetta di Reggio Stefano Scansani “Spesso i giudicati siete voi, ma come valutate la comunità di Reggio Emilia?”.

Dal confronto è emerso un quadro nel complesso sano che vede nelle nuove generazioni una speranza di integrazione totale. “Passare tanti anni in questa città vuol dire anche sentire i propri figli parlare dialetto reggiano, se mettessi davanti a mia figlia un piatto di cous cous e una pizza, mia figlia sceglierebbe la pizza”. Con queste parole, i coordinatori dei centri islamici hanno sottolineato un’integrazione trasversale che passa anche dai gesti quotidiani.

L’incontro, ha lasciato il pubblico con la prospettiva di un nuovo dialogo, aperto al confronto dentro e fuori alle comunità religiose di Reggio Emilia. Perché i libri, in fondo, hanno il potere di tracciare percorsi ancora inesplorati. —





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