Gazzetta di Reggio

Reggio

il testimone  

La pm mette alle strette l’imprenditore Di Tinco sul nodo parentele

E.L.T.

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REGGIO EMILIA. L’omicidio di mafia nel 1992 di Giuseppe Ruggiero è avvenuto a bordo di una Fiat Uno camuffata da auto dei carabinieri. Un’auto che, secondo l’accusa della Dda di Bologna, era stata nascosta in un capannone a Cella, a Reggio Emilia sulla via per Parma, di proprietà della famiglia Di Tinco, che aveva fornito la base logistica che sarebbe servita per l’omicidio (forse senza essere informati dell’intento). Capannone situato nei pressi di un ristorante pizzeria a Cella detto dei “Papaniciari”, gestito cioè da soggetti originari di Papanice (Crotone) e spesso utilizzato come luogo di incontro dal gruppo mafioso legato a Nicolino Grande Aracri. «Lei si rammenta degli omicidi commessi nel 1992?» chiede l’avvocato Fabbri che difende il boss Nicolino Grande Aracri, principale imputato per quei delitti. «No» è la rispossta di Giambattista Di Tinco, figlio di Francesco, e noto imprenditore con origini calabresi ma nato e cresciuto a Reggio. Lo dice la parlata mentre il legame con il sud è evidente nelle parentele, che ricorda con fatica. Ma a rammentargliele è la pm Beatrice Ronchi. Di Tinco testimonia chiamato dagli avvocati di Grande Aracri che dice non conoscere al pari dei Dragone, Cortese o i Lucente. «Nel 1992 avevo 15 anni» dice Di Tinco, cresciuto a Pieve Modolena.

La pm lo incalza: «Lei non è sposato con Filomena Arabia? Suo suocero non è Arabia Giuseppe, fratello di Arabia Salvatore, ammazzato dalla ’ndrangheta?».

«Si però io non ero ancora sposato» dice l’imprenditore. «Non importa, non le ho chiesto questo. Arabia Salvatore quindi è fratello di suo suocero. Conosce altri fratelli o sorelle di suo suocero? La sorella di suo suocero? Sara?». «Si». «Anche Rosaria?». «Sì». «Sposata prima con Dragone Salvatore poi con Dragone Raffaele, figlio del boss?». «Si». Poi conferma di conoscere quasi tutti gli imputati di Aemilia. «Ma li conosco come clienti», precisa l’imprenditore, al quale Giovanni Abramo chiese un’auto blindata: «Gli dissi di no, non le vendevo». —

E.L.T.

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