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Prendi Salvini, ma vinci Borgonzoni

Stefano Scansani
Prendi Salvini, ma vinci Borgonzoni

La Domenica: l'editoriale del direttore della Gazzetta di Reggio

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Ho un dubbio (fra i tanti). Che molti emiliani-romagnoli siano convinti che se la Lega vincerà le regionali del 26 gennaio Matteo Salvini farà il presidente. L’equivoco è prodotto dalla sindrome dell’accompagnamento, dell’affiancamento, e alla fine della sostituzione di persona. Perché la Lega non propone lui al governo della Regione, ma lei, Lucia Borgonzoni.

A conclusione della campagna elettorale che la coppia va conducendo palmo a palmo dalla Bassa al Crinale, dal mare Adriatico al confine ligure, rimarrà solo lei. Vincitrice o perdente, sarà quel che sarà. Ma solo lei. O lei da sola.

Siamo quindi spettatori di una candidatura per procura. Di una propaganda delegata. Di una aspirante accompagnata. Immagino per tre motivi fondamentali: la sfida emiliano-romagnola è troppo importante per l’eventuale ri-presa del potere (o dei pieni poteri) della Lega, dunque Salvini deve soggiornare qui; i tiepidi e gli indecisi hanno necessità di vedere-sentire Salvini presente e garante perché lui è l’uomo-partito; la Borgonzoni solista reggerebbe ai temi, ai confronti, alle domande?

Certo che sì, risponderebbero i leghisti anche forti della “conquista” di Ferrara, esempio della “liberazione dell’Emilia Romagna”: in quel Comune capoluogo la Lega ha fatto assurgere in municipio Alan Fabbri, ex sindaco di Bondeno, polverizzando decenni di potere della sinistra e del centro-sinistra.

Per carattere ed esperienza la Borgonzoni non è Fabbri. Quest’ultimo ha compiuto un percorso particolare: di famiglia contadina socialista e cattolica, originario bossiano, ha fatto il sindaco di Bondeno e quindi il consigliere delegato provinciale (godendo della fiducia del presidente e sindaco di Ferrara Pd), quindi è entrato in consiglio regionale come capogruppo.

Versato più alla mediazione che allo scontro, Fabbri è ritenuto l’antagonista territoriale del deputato reggiano e segretario regionale Gianluca Vinci. Fabbri ha demandato la faccia feroce al vicesindaco Nicola Lodi che ancora non è riuscito a risolvere le sbandierate sorgenti dell’insicurezza in zona stazione; e sostanzialmente ha affidato la Cultura a Vittorio Sgarbi. Ferrara liberata, da chi? Ecco quindi che la Borgonzoni non può esibire un foglio personale d’accredito, nonostante le esperienze amministrative leghiste nella regione, che sono particolari e ancora in rodaggio. Quella prodotta da Salvini e dalla Borgonzoni è più una sovrapposizione che uno sdoppiamento: lui la porta, lei è segretario-trasportata.

Ma è nell’atteggiamento del pubblico che va analizzato il fenomeno. Con Salvini vengono gridate delle aspettative. Con la Borgonzoni vengono taciute delle domande, forse per la varietà di risposte ricevute, appartenenti alla gamma del fragile, inadeguato, sbalorditivo. Stop.

Il massimo di questo effetto è nel volantino che promuove la venuta di Salvini questa sera a Castelnovo Monti. Lei, la candidata, non è nell’illustrazione. C’è la sola fotografia del capo della Lega sovraesposta a una veduta primaverile della Pietra di Bismantova e delle montagne intorno. I due simboli creano uno strano ingranaggio verbale, un intrico di segnalazioni: Prima gli italiani, io sto con Salvini; Lega Salvini, Emilia Romagna…

Nella circostanza il capo della Lega non si sovrappone soltanto alla Borgonzoni, ma anche alla festa del paese.
Alla stessa ora di oggi, infatti, sarebbero stati in programma i Fuochi d’Inverno in piazza Gramsci con prologo dell’estrazione della lotteria “Natale nei Monti” in piazza Peretti (eventi già rinviati per maltempo). L’una dall’altra ciascuna delle tre piazze distano tre minuti a piedi.

È la tattica della ventosa. Che è vecchia come la politica: si va dove c’è già gente, o dove l’evento è già in essere. Nel caso salviniano basta ricordare le ultime visite a Reggio precisamente nell’incrocio del Sottobroletto o dentro ma proprio dentro il mercato.

La tattica della sovrapposizione e della ventosa oggi dovrà misurarsi con la novità delle Sardine che si raduneranno a Castelnovo, in contemporanea. Nel centro appenninico non ci sono tonni e gattini virtuali o metaforici che tengano: il confronto sarà di natura “fisica”, cioè topografica, viaria, di estrema vicinanza. Tra chi vuole “liberare” l’Emilia Romagna e chi – progressista dichiarato – affolla le piazze e non è soltanto anti-salviniano, ma chiede di “liberare” una generazione.

Sardine eterodirette dal Pd, o un movimento profittevole per Stefano Bonaccini? La domanda e la risposta sono aeriformi se confrontate con l’altro quesito: se la Lega vincerà le elezioni il presidente della Regione lo farà Salvini? —

s.scansani@gazzettadireggio.it

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