Un messaggio in prefettura fa scattare un altro allarme bomba
Nuova allerta in tribunale: subito evacuato l’edificio L’emergenza rientra dopo un’ora: è la seconda in nove giorni
«Dovete andare tutti fuori! Subito!». L’invito è perentorio e arriva anche nelle aule troncando improvvisamente i processi in corso, anche quello sugli omicidi di ’ndrangheta del 1992, l’unico rilevante in una giornata tranquilla. È arrivato ieri, poco dopo le 11, mentre nei corridoi del tribunale di Reggio si vedono cancellieri, impiegati e guardie giurate che corrono verso le uscite, alcuni con un fischietto in bocca nel quale soffiano a più riprese annunciando così il secondo allarme bomba in soli nove giorni.
Una nuova allerta accolta da alcune persone con sbuffi, ma che negli occhi e nelle parole dei vertici di tribunale e forze dell’ordine sembra avere un peso più rilevante della precedente. Le bocche cucite sono un segno di una preoccupazione quantomeno legata alla modalità. Non più una telefonata al 115, il numero di pronto intervento dei vigili del fuoco, ai quali nove giorni fa era stata annunciata la presenza di una bomba nel tribunale di via Avvenire Paterlini. Questa volta tutto è partito, secondo quanto appreso, da una comunicazione non più al telefono, e giunta direttamente alla Prefettura di Reggio. Non è dato sapere per ora il contenuto ma l’unica cosa nota è che il prefetto Maria Forte e i suoi collaboratori hanno chiamato forze dell’ordine e tribunale per uno sgombero immediato del palazzo, procura compresa.
In pochi minuti l’evacuazione è stata portata a termine, mentre nel piazzale del tribunale continuavano a giungere pattuglie. Carabinieri seguiti da poliziotti e vigili e vigili del fuoco, tra il fuggi fuggi composto di avvocati, imputati, impiegati, testimoni, giudici, in pochi minuti tutti assiepati a pochi centimetri di distanza l’uno dall’altro, tutti colpiti in quel breve frangente dal medesimo destino. Mentre il perimetro del parcheggio viene recintato con del nastro dai carabinieri, a poco a poco escono tutti. Molto attardata rispetto agli altri esce infine la presidente del tribunale, Cristina Beretti, seguita dalla sua scorta personale, che prepara la macchina appena fuori dalla recinzione. Infine l’arrivo degli artificieri da Bologna. Stesso canovaccio dell’allarme precedente: entrano, bonificano - forse in un luogo preciso vista le celerità - e danno il via libera: falso allarme. Un’ora appena di trambusto e poi il nastro viene reciso e i cancelli spalancati per far rientrare tutti. «Non ho nulla da dire - sono le poche parole offerte col sorriso ai cronisti da Beretti - se non che il tribunale è stato evacuato. Adesso si rientra e vediamo cosa succede».
C’è preoccupazione? «C’è una normale preoccupazione» risponde ancora la presidente, senza rivelare se la dinamica della minaccia sia la stessa o meno dell’altra volta. I primi accertamenti rivelano infatti modalità differente. Certo è che la procura sta indagando in merito, per capire chi ci sia dietro, se i due episodi abbiano la medesima mano o ci sia un emulatore. Sfiammata la preoccupazione, resta evidente il disagio per l’interruzione del lavoro e la vasta mobilitazione. «Diciamo che è stata una chiamata che ci ha indotto a ritenere necessario a procedere cautelativamente a una evacuazione e a una bonifica di tutti gli ambienti in questo momento occupati», conferma telegrafico il comandante dei carabinieri Cristiano Desideri, che sembra alludere però alla chiamata del prefetto.
A differenza della volta precedente un velo cala subito su contenuti e destinatari del messaggio, che non fa però riferimenti al processo di mafia sui delitti del 1992. «Tutto si è svolto serenamente e abbiamo restituito il palazzo di giustizia alle sue attività» rassicura il colonnello. —
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