Gazzetta di Reggio

Reggio

La ricerca 

Così i mutamenti climatici trasformano i nostri vini

L.V.

È il tema di una tesi di laurea svolta da uno studente  di Unimore: presto serviranno interventi per ridurre  il contenuto eccessivo di alcol

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REGGIO EMILIA. Il clima sta cambiando anche i nostri vini. I mutamenti meteorologici influenzano infatti il loro profilo aromatico e presto renderanno necessari degli opportuni adattamenti. È il tema su cui ha indagato una tesi svolta da uno studente di Unimore che ha conseguito la laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie. Lo studio gli è valso l’attribuzione di un ambito premio. Fra i vini sotto la lente c’erano Sangiovese, Lambrusco salamino e Trebbiano.

Autore della ricerca è stato il dottor Michele Lomellini, originario di Gonzaga, che ha vinto la settima edizione del Lellemand Italia 2019 un premio che ha lo scopo di promuovere lo sviluppo e la divulgazione delle conoscenze biotecnologiche. Lo studio rientrava del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Emilia Romagna. Mentre studiava Michele Lomellini ha lavorato presso il Consorzio Latterie Sociali Mantovane e, dal 2016, nella reggiana Pregel. Relatori della tesi sono stati il professor Andrea Antonelli e la dottoressa Francesca Masino.

Punto di partenza è stato il cambiamento climatico che interessa l’intero pianeta e che, alle nostre latitudini, è causa di accelerazione delle fasi di maturazione dell’uva. Ciò ha un forte impatto sulle caratteristiche compositive e quindi sul contenuto alcolico e, più in generale, sulle caratteristiche qualitative del prodotto finito. «Si stanno esplorando diversi interventi – sottolinea il professor Antonelli – allo scopo di mitigare gli impatti di questa modificazione esercitata dal clima. Da un lato riducendo il contenuto eccessivo di alcol nel vino, dall’altro favorendo l’accumulo di sostanze che, come i polifenoli nelle uve rosse, avviene nelle ultime fasi della maturazione. Siamo orgogliosi del riconoscimento attribuito al dottor Lomellini e, con lui, all’intero gruppo di ricerca». Naturalmente occorreranno altri approfondimenti andando ad indagare sulle potenzialità di alcune tecniche poco studiate come l’utilizzo dei mosti acidi o di lieviti innovativi. Ciò al fine di raccogliere conoscenze in termini di effetti e di tecniche capaci di conservare all’enologia italiana la fama conquistata. I primi risultati hanno identificato e verificato un congruo numero di composti aromatici fra alcool, esteri, acidi, fenoli e altre sostanze che nell’insieme caratterizzano il profilo aromatico e fenolico dei vini analizzati. Sperimentate anche alcune azioni che possono influire sugli alcoli superiori, sugli alcoli a 6 atomi di carbonio e sugli esteri. Non resta che proseguire studi e ricerche per la tutela del nostro mondo enologico. —

L.V.

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