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Uccise con un pugno un 37enne Condannato, ora finisce in cella

Uccise con un pugno un 37enne Condannato, ora finisce in cella

La sentenza a 8 anni per omicidio preterintenzionale è diventata definitiva Sebastiano Mirabito aveva aggredito El Idrissi sotto i portici di via Roma 

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CORREGGIO. È in carcere da sabato sera il 34enne siciliano Sebastiano Mirabito, condannato lo scorso 18 marzo a otto anni di reclusione per quel pugno sferrato a Youness Abouloufa El Idrissi, un 37enne marocchino che in seguito a quel colpo è morto.

La sentenza, divenuta definitiva il 18 giugno scorso, ha visto l’Ufficio esecuzioni penali della procura reggiana emettere a carico dell’uomo l’ordine di carcerazione che è stato eseguito dai carabinieri di Correggio.

L’EPISODIO

La morte di Youness Abouloufa El Idrissi risale al 5 settembre 2017.

Si era sentito male nella cella di sicurezza della caserma dei carabinieri di corso Cairoli, a Reggio. Inutile si rivelò ogni soccorso.

Nel corso del processo che si è svolto in seguito, sono state ricostruite le ultime ore di vita del 37enne in centro a Correggio. Ed era stato stabilito che c’era stata una prima colluttazione avvenuta in via Roma – ripresa peraltro dalla telecamere con i filmati acquisiti nel processo – e caratterizzata da due tempi: prima tra la vittima e altri connazionali, che era stata sedata dai carabinieri. In seguito, Youness Abouloufa El Idrissi tornò alla carica ma fu colpito da Mirabito che abita poco distante, uscito dal portone di casa e scagliatosi sulla vittima. Erano di nuovo dovuti intervenire i carabinieri, che avevano convinto il 37enne – che era sotto l’effetto di alcolici – a salire in ambulanza e a recarsi al pronto soccorso del San Sebastiano. Ma qui l’uomo aveva rifiutato le cure e anzi si era scagliato prima contro i sanitari, poi contro i carabinieri di nuovo tornati. Per questo, era scattato l’arresto per resistenza, violenza a pubblico ufficiale e lesioni. Così, il marocchino era finito in cella, a Reggio, in attesa all’indomani dell’udienza di convalida.

Ma a un certo punto gli uomini dell’Arma si erano accorti che il 37enne stava male, avevano chiamato l’ambulanza che aveva trasferito l’uomo al Santa Maria Nuova dove però il suo cuore ha smesso di battere.

Subito era stata aperta un’inchiesta per cercare di capire le cause di quella morte. Prima le immagini della video sorveglianza che hanno documentato le fasi della colluttazione e quella di un forte pugno ricevuto che gli aveva fatto sbattere la testa sul pavimento, poi gli accertamenti autoptici hanno stabilito che la morte del 37enne era dovuta a quel pugno.

LA SENTENZA

Al processo, la procura con il sostituto procuratore Giulia Stignani aveva chiesto una condanna a 14 anni con le aggravanti, ma a Mirabito sono state riconosciute le attenuanti generiche. La sentenza è giunta dopo quattro ore di camera di consiglio. A leggerla è stato il presidente del collegio, Simone Medioli-Devoto, con il giudice Sarah Iusto a latere, che assieme alla giuria popolare ha confermato l’impianto accusatorio per omicidio preterintenzionale. Scontati i giorni già passati ai domiciliari, la data di scarcerazione è fissata per il 2026. —

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