Biogas, la Regione dà il suo via libera ma mette paletti su camion e odori
C’è la delibera: «Impianto ambientalmente compatibile» Previsti nasi elettronici e l’uso limitato delle torce a Gavassa
Nasi elettronici contro gli odori, uso limitato dei bruciatori per evitare inquinanti nell’aria e trasporto con camion nuovi e poco inquinanti. Sono solo alcune delle indicazioni proposte dalla Regione Emilia-Romagna che con la delibera di giunta del 22 novembre ha dato il suo via libera definitivo all’impianto di biogas di Gavassa (al confine con i comuni di Correggio e San Martino) dettando alcune prescrizioni. Nessun vincolo destabilizzante rispetto all’investimento da 55 milioni di euro di Iren denominato Forsu, sigla dietro la quale si cela l’impianto nel quale confluiranno i rifiuti organici di Reggio e Parma, con successiva raffinazione del biogas a biometano.
l’opera più grande
Parliamo di un impianto che entrerà in attività nel 2022 per il quale Iren prevede un costo di 4,5 milioni per le opere di urbanizzazione, 1,6 milioni per la costruzione dei fabbricati, mentre la parte più consistente sono i 23 milioni per le opere elettromeccaniche (cuore del procedimento), 2,6 milioni per le opere elettriche, altri 270mila euro per l’antincendio, 3 milioni per spese tecniche e opere di compensazione, con un totale tra progettazione e realizzazione pari a 50 milioni di euro, a cui si aggiungono 3,5 milioni per il costo del terreno e 1,5 milioni per eventuali imprevisti, che portano il totale a 55 milioni.
tir sotto controllo
«Ambientalmente compatibile e autorizzabile» oltre che «impianto di pubblica utilità» è il giudizio sul Forsu della giunta regionale riportato nella delibera in cui sono allegate anche 400 pagine comprendenti il verbale conclusivo della conferenza di servizi per la valutazione del progetto che chiuderà il ciclo provinciale dei rifiuti reggiani. Per la giunta Bonaccini «il progetto è stato adeguato prevedendo numerosi miglioramenti progettuali, utili per migliorare le prestazioni ambientali dell’impianto e aventi ricadute positive sugli effetti ambientali attesi», come aveva già anticipato il sindaco di Reggio Luca Vecchi. Uno dei nodi più controversi riguarda i camion in transito per il conferimento. Il trasporto del materiale proveniente dalla raccolta differenziata «dovrà essere effettuato con mezzi chiusi e dovranno essere evitati lunghi stoccaggi che possano innescare fermentazioni odorigene e percolati». Tali condizioni, viene raccomandato, «dovranno essere ben specificate nei contratti che la ditta proponente Iren Ambiente stipulerà con le ditte che eseguono la raccolta del rifiuto organico». La verifica di ottemperanza spetta all’Ausl di Reggio. I camion dovranno avere «caratteristiche tali da consentire di minimizzare le emissioni associate al traffico indotto dall'impianto».
TORCE SPENTE
In caso di mancato ritiro per periodi significativi del biometano, scrive la giunta, «il prodotto nell’impianto da parte del gestore della rete, è necessario prevedere modalità alternative alla cessione in rete per garantire comunque l’utilizzo del biometano, sia al fine di recuperarlo ottimizzando l’uso della risorsa sia al fine di limitare gli inquinanti emessi dalle torce, che devono avere un’esclusiva funzione di emergenza, considerato anche che nel progetto è previsto un funzionamento delle torce per circa 260 h/anno».
C’è poi la questione Parmigiano Reggiano. La Regione evidenzia che «il proponente Iren Ambiente spa ha assunto l’impegno di inviare il compost prodotto dall’impianto all’esterno del comprensorio di produzione del Parmigiano Reggiano e nel contempo di istituire una commissione tecnico scientifica composta da esperti a livello scientifico e da Consorzio, Regione, Comune di Reggio e associazioni agricole, al fine di effettuare un monitoraggio sul compost e sul suo utilizzo». La concessione definitiva al Forsu verrà rilasciata a seguito della presentazione del progetto esecutivo. —
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