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Lo sport per ripartire Al Multiplo i racconti degli atleti paralimpici

Alessandro Zelioli
Lo sport per ripartire Al Multiplo i racconti degli atleti paralimpici

Un pomeriggio di testimonianze in occasione della settimana dedicata alla disabilità. Azzolini, vittima di un incidente: «Mi sono rimesso in gioco»

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CAVRIAGO. In occasione della settimana dedicata alla disabilità, il Comune di Cavriago in collaborazione con “Cavriago senza barriere” e diverse associazioni (tra cui Carmen Zanti), ha ospitato nella sala grande del Multiplo, un convegno condotto da Guglielmo Mauti dal titolo “Pronti alla ripartenza”. Un incontro che ha portato davanti a una sessantina di persone, le esperienze di chi ha dovuto ripartire per quella che è stata definita “la vita 2.0” grazie allo sport.

Testimonial del pomeriggio al quale ha partecipato anche la sindaca Francesca Bedogni, sono stati gli atleti paralimpici Fabio Azzolini, Massimo Croci e Diego Gnesini. Con loro, un po’ a sorpresa, Vittorio Gnesini, padre di Diego, ma soprattutto tecnico della squadra nazionale di tiro della quale fa parte anche Croci; Roberto Cristofori, mental coach della nazionale paralimpica e il delegato del Comitato italiano paralimpico di Reggio, Tristano Redeghieri. Un paio d’ore nelle quali non sono mancati momenti goliardici, vista la simpatia degli intervenuti, ma nei quali sono stati affrontati temi legati alla comunità e agli impegni che le istituzioni possono e debbono prendere nei confronti dei disabili. Gli ospiti hanno sostenuto la pratica sportiva facendo riferimento alle diverse abilità che una persona, chiamata dalla vita a una ripartenza, può scegliere. A introdurre la kermesse, Greta Rossi di “Cavriago senza barriere”; Alessia Savastano, responsabile del progetto Multiplo Junior e il neo direttore della struttura Alfonso Noviello.

Toccante la testimonianza di Azzolini e Croci, costretti sulla carrozzina da un incidente. «La vita mi ha messo davanti la buca nella quale sono finito dentro – ha detto Croci – ma dopo un primo momento di scoramento, ho deciso di mettermi in gioco. Ho fatto una Olimpiade e ora spero di poter rivivere quella esperienza».

«Io ne ho fatte tre di Olimpiadi – ha rimarcato Azzolini – ma attorno a me vedo tanti ragazzi e ragazze che non le faranno mai. Si impegnano e lavorano come noi per provarci, ma non riuscirci non vuol dire che non serva a nulla. Anzi. Lo sport aiuta ad abbattere le barriere». «Io avevo fatto una promessa a una persona che non c’è più – ha raccontato Diego Gnesini, che ha una emiparesi destra – Ci sono riuscito e questo è stato il mio stimolo per ripartire». —

Alessandro Zelioli

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