Quattro allevamenti per ripopolare i fiumi di gamberi autoctoni
Via al progetto “Life claw” nel Parco dell’Appennino La specie è a rischio a causa di quelli della California
Ventasso. In questi ultimi anni il Parco nazionale dell’Appennino si è distinto per progetti di conservazione della biodiversità e delle specie locali: il lupo, i barbi, gli insetti. Ora collabora al nuovo progetto europeo “Life claw”, per la conservazione dei gamberi di fiume autoctoni, della specie Austropotamobius pallipes.
Il progetto, che avrà durata quinquennale, raccoglie diversi partner scientifici e non: oltre al Parco nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano – coordinatore del progetto – il Consorzio di bonifica di Piacenza, Acquario di Genova-Costa Edutainment, l’ente di Gestione per i Parchi e la biodiversità Emilia Occidentale, il Comune di Fontanigorda, l’istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, il Comune di Ottone, il Parco naturale regionale dell’Antola, l’Università cattolica del Sacro Cuore, l’Università di Pavia.
IL PROGETTO
L’obiettivo principale del progetto è quello di conservare e migliorare le popolazioni attuali del gambero in declino nell’area dell’Appennino emiliano-romagnolo e ligure attraverso un programma di conservazione a lungo termine. Il progetto si pone come obiettivi quelli di creare quattro strutture di allevamento per la reintroduzione e il ripristino delle popolazioni del gambero di fiume autoctono; proteggere e aumentare gli stock delle popolazioni di gamberi più significativi per la conservazione della variabilità genetica della specie nell’Appennino nordoccidentale; contrastare la dispersione di gamberi invasivi e la conseguente diffusione della “peste dei gamberi” da questi veicolata, che costituisce una delle principali cause di estinzione di specie autoctone negli ecosistemi di acqua dolce, mediante la rimozione intensiva e continua delle specie nojn autoctone e la costruzione di barriere fisiche per fermarne la diffusione a monte, nelle aree dove ancora vivono i gamberi autoctoni; stabilire una mappa per identificare i corsi d’acqua più idonei per la sopravvivenza dei gamberi di fiume autoctoni e per promuovere il divieto del rilascio continuo di salmonidi, che alterano drasticamente l’equilibrio dell’ecosistema acquatico; promuovere, con una campagna di comunicazione, la conoscenza della specie e l’importanza della sua conservazione.
Oltre ad aumentare la consapevolezza, il progetto punta a scoraggiare l’introduzione sconsiderata di specie alloctone invasive. Le popolazioni autoctone di gamberi pallipes hanno subito un notevole declino negli ultimi 50 anni in Europa.
In Italia il calo è stato del 74% circa negli ultimi 10 anni. Le popolazioni residue di gamberi autoctoni sono ora confinate nelle zone sorgive, o vicine ad esse, di piccoli corsi d’acqua, dove i gamberi alloctoni non si sono ancora espansi e l’habitat è meno influenzato dalle attività umane.
LE SPECIE INVASIVE
Per la prima volta in Italia, due popolazioni di nuova costituzione del gambero invasivo di acqua fredda Pacifastacus leniusculus (gambero della California) sono state recentemente rilevate all’interno di uno dei siti del progetto “Lago del Brugneto”, nel bacino del fiume Trebbia (1.070 km2), e ai margini del sito “Rocca dell’Adelasia”. Entrambi i siti ospitano ancora alcune popolazioni residue di gamberi pallipes. Sebbene le popolazioni di gambero della California siano ancora limitate, la loro presenza rappresenta una minaccia concreta dal momento che questi animali sono caratterizzati una maggior capacità di adattamento alle diverse condizioni ambientali, che consente loro di colonizzare nuovi habitat, relegando il gambero di fiume in zone marginali. —
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