Gazzetta di Reggio

Reggio

Vivere in montagna oggi è una scelta di fede

3 MINUTI DI LETTURA





segue dalla prima

Punto nascite già diventato il cavallo di battaglia della campagna elettorale in montagna da parte di tutti i partiti, compresi quelli che solo pochi mesi fa non si sono opposti in maniera efficace alla sua chiusura. Salvini ha snocciolato tutta un’altra sequela di punti dolenti, anch’essi abbastanza scontati, a cominciare dalla diga di Vetto, da decenni al centro di un dibattito che ha portato solo a tavole rotonde e acrobazie verbali, senza che si sia visto alcun risultato.

La realtà è che oggi come oggi vivere in Appennino è una scelta di fede. Chi abita in città non ha nemmeno l’idea di cosa significhi dover calcolare il tempo d’attesa in auto alla rotonda di Rivalta per arrivare in orario al lavoro; non sa quanto disagio possa causare il vivere in una zona non coperta dal segnale dei cellulari; non sa quanta differenza ci sia fra il percorrere le strade la domenica per andare a mangiare al fresco e andare su e giù tutti i giorni della settimana per andarsi a guadagnare uno stipendio. E non sa nemmeno quanta differenza ci sia fra il partorire in un ospedale non troppo lontano da casa e andarlo a fare in un luogo che comunque comporta un trasferimento non agevole. Perché è difficile immaginare che una partoriente ritenga eccitante viaggiare in elicottero.

Le promesse elettorali hanno un valore che rasenta lo zero, però quello che sta accadendo in attesa delle Regionali è indice chiaro di quanto un territorio necessiti di un capovolgimento totale di idee e di prospettive. La nostra montagna ha bisogno sostanzialmente di una sola risposta, che però deve essere chiara: la politica intende investire sull’Appennino oppure vuole trasformarlo nel baule dei ricordi e delle occasioni perse? La chiusura del punto nascite è un atto politico inattaccabile se la questione è affrontata dal punto vista numerico ed economico; lo è molto meno se al centro delle decisioni si mette il protagonista della vita in montagna, cioè l’uomo. L’uomo e la donna che per necessità o per volontà abitano in uno dei bellissimi borghi, così favolosi da guardare ma non sempre così semplici da vivere. È in quest’ottica che il mantenimento di servizi indispensabili deve essere visto non come costo ma come investimento. Per quale ragione una famiglia reggiana dovrebbe investire il proprio futuro sulla montagna se lo scenario che gli si prospetta è popolato di dubbi? Se il lavoro nella maggioranza dei casi è lontano? Se ai problemi si risponde sempre e solo snocciolando cifre, quasi che vivere sull’Appennino sia una colpa?

Il primo presidio a tutela della montagna è la persona: la famiglia, gli uomini, le donne, i bambini. Più della fauna e dei sentieri. Altrimenti sotto la protezione del Wwf finiranno per essere messi i montanari, non gli animali. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google