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L’inchiesta ShoCK IN VAL D’ENZA 

WhatsApp al centro dello scontro accusa-difesa

Ambra Prati
WhatsApp al centro dello scontro accusa-difesa

Ieri l’incidente probatorio: i legali di Monopoli e Anghinolfi chiedono di non far confluire i dati personali nelle carte processuali

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Le difese hanno battuto sul ferro di non far confluire nella copia forense (ovvero nelle carte del futuro processo) dati personali ritenuti «non rilevanti», mentre l’accusa – che non vuole sfilare nessuna carta dal mazzo – ha ribattuto che a suo avviso tutto è pertinente della personalità e delle amicizie degli indagati.

È stato un contradditorio teso e animato – come ormai ci ha abituato l’inchiesta sui presunti affidi illeciti in Val d’Enza – l’incidente probatorio svoltosi ieri pomeriggio in tribunale davanti al Gip Luca Ramponi, al fine di cristallizzare l’assunzione delle prove.

Presenti una decina di legali di sedici indagati in odore di rinvio a giudizio (ricordiamo che nel registro degli indagati sono finite 29 persone, divenute 28 per l’archiviazione dell’avvocato Marco Scarpati, uscito dal procedimento). Ma la battaglia è avvenuta quasi esclusivamente tra, da una parte, l’avvocato Nicola Canestrini (difensore del 34enne Francesco Monopoli, assistente sociale dell’Unione Val d’Enza) e l’avvocato Rossella Ognibene (per la 57enne montecchiese Federica Anghinolfi, dirigente del Servizio Sociale), i due indagati entrambi assenti con le posizioni più pesanti, e dall’altra parte il pm Valentina Salvi.

La seduta, fissata per le ore 15, si è subito incagliata: il difensore di Monopoli (e anche una collega, non Ognibene) ha aderito allo sciopero dei penalisti. Una mossa che avrebbe potuto far saltare l’udienza.

Il Gip Ramponi, dopo essersi ritirato in camera di consiglio, ha rigettato questa e altre eccezioni, argomentando ampiamente e citando la giurisprudenza precedente: istanza rigettata, si è proseguito.

Il fatto è che il tempo stringe: in dicembre scadono i termini di custodia cautelare per le misure cautelari scattate a giugno scorso e occorre chiudere l’eventuale rinvio a giudizio entro Natale.

La seduta è ripresa alle 16 con il perito di Bologna che ha testimoniato la correttezza dell’estrapolazione dei dati intercettati. È a questo punto che sia Ognibene sia Canestrini hanno iniziato un fuoco di fila di domande al tecnico e di richieste al giudice, tanto da suscitare le repliche del pm Valentina Salvi. Oggetto del contendere, una questione tecnica ma fondamentale ai fini processuali: escludere dalle copie forensi parte delle conversazioni ritenute dai difensori non pertinenti e attinenti alla sfera personale, soprattutto riguardo ad alcune chat di WhatsApp che secondo i difensori sarebbero state abbandonate a cellulari già sequestrati. Da parte sua il pm Salvi ha replicato che quanto richiesto non solo è ininfluente rispetto alla mole di materiale, sviluppato nelle indagini successive, ma ha anche chiesto di mettere a verbale che a suo avviso l’intero incartamento è pertinente.

Il Gip Ramponi ha definito chiuso l’incidente probatorio alle 17, riservandosi di decidere cosa mantenere nella copia forense utilizzabile a processo: provvederà il tecnico. —



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