Il questore: si sono acquattati nel buio L’imboscata ha interrotto un percorso
«I tifosi reggiani sono storicamente un po’ nervosi, ma è anche vero che nell’ultimo periodo non hanno creato problemi»
Stefano Scansani
Dottor Sbordone che cosa pensa della sortita imprevista di domenica sera in tangenziale?
«Come ho già detto sono molto dispiaciuto perché questo episodio interrompe un percorso positivo che era intrapreso ormai da tempo. È vero che i tifosi reggiani sono storicamente un po’ nervosi, per usare un eufemismo, ma è anche vero che nell’ultimo periodo almeno a Reggio Emilia, da quando sono qua, non hanno mai determinato alcun tipo di problema.
Hanno molti daspo, ma la stragrande maggioranza di essi li hanno avuti per questioni capitate in altre sedi. Da noi no».
La questura come opera, che contatti ha?
«C’è da parte degli uffici, in particolare la Digos, un dialogo con queste tifoserie che è sicuramente positivo.
Come c’è un rapporto positivo con la nuova società della Reggiana, con la quale appunto stiamo organizzando il convegno di lunedì che tratterà di queste tematiche. Andiamo verso una nuova tipologia proprio di rapporti tra le forze dell’ordine, le società e le tifoserie che è basata molto sull’accoglienza.
Veniamo da un lungo periodo in cui i rapporti erano basati sul concetto di controlli sempre più stringenti con tutto quello che c’è stato, tornelli, tessere del tifoso e quant’altro...».
Oggi che cosa dovrebbe prevalere?
«Adesso la normalizzazione diciamo così, tra virgolette, passa da concetti diversi che determinano una maggiore responsabilità delle società che devono trattare i tifosi sempre più come clienti. E quindi accoglierli».
L’imboscata sulla tangenziale come può essere interpretata: una sorpresa pianificata contro i supporter piacentini, o è stata una prova di forza nei confronti di quella stagione che era apparsa buona, quindi contro la polizia?
«No, la questione sicuramente riguarda i rapporti tra le tifoserie, perché noi abbiamo quest’anno un calendario che prevede alcuni derby - quello di domenica era uno di questi - che saranno e sono caratterizzati da rivalità piuttosto accese tra i reggiani e i piacentini, Modena, Cesena, Padova...
Questo è effettivamente un campionato piuttosto impegnativo per la gestione dell’ordine pubblico».
Quindi la partita di domenica era caratterizzata dal bollino rosso…
«Quello con il Piacenza era sicuramente uno degli incontri che noi consideravamo più a rischio. Si è trattato di una imboscata senz’altro, perché per le modalità in cui è stata realizzata, dai responsabili è stato fatto di tutto per evitare che li intercettassimo.
Noi temevamo una sortita, per cui avevamo organizzato servizi con i reparti inquadrati, i controlli, un buon pattugliamento degli itinerari, sia all’andata che al ritorno».
Colti di sorpresa in un luogo inimmaginabile?
«I servizi predisposti non sono serviti perché i responsabili si sono acquattati in un luogo assolutamente buio, al di là del terrapieno, per cui non sono stati visti. Questa è la verità.
Certo che col senno di poi avremmo dovuto fare qualcosa di più.
Malgrado i controlli non li abbiamo visti. Quando sono passati i pullman è iniziato il lancio di sassi, pietre, bottiglie. Una situazione davvero pericolosa anche perché si è svolta sulla tangenziale».
Ci sono sospettati? Piste aperte sui responsabili dell’imboscata?
«Sarà difficile individuarli. Le immagini che al momento stiamo analizzando sono buie. L’identificazione è complicata».
Come si risolve il problema del tifo violento (che tifo non è)?
«Sono ottimista, sono testimone di un percorso virtuoso che si sta realizzando da alcuni anni.
Questi episodi ogni tanto ci richiamano alla realtà, al fatto che non abbiamo risolto il problema definitivamente, ma non dobbiamo considerare che tutto quello che si è fatto è stato perduto. Il problema si risolve procedendo su questa strada. Quella che sarà in qualche modo illustrata lunedì.
Lavoriamo a un rapporto sempre più stringente, positivo e virtuoso tra forze dell’ordine, le società e le tifoserie».
Qual è uno degli elementi fondamentali nelle relazioni virtuose?
«Oggi le tifoserie hanno per legge una figura che deve proprio tenere i rapporti e il collegamento tra società e questura.
Questa è la strada che prima è stata battuta con altri atteggiamenti: il controllo e la repressione. Questa nuova strada sta portando dei risultati positivi, quindi bisogna andare avanti così, certamente stigmatizzando gli episodi violenti».
Le società che cosa devono fare, immediatamente?
«Le società devono immediatamente prendere le distanze da certi soggetti e da certi episodi.
I maggiori problemi di ordine e sicurezza negli anni passati sono derivati proprio da certe collusioni che c’erano tra tifoserie, e tra società e tifoserie. Se queste collusioni non esistono già si parte bene. E mi pare che qui a Reggio Emilia non ci sia questo rapporto malato». —
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