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operazione della DDA 

Mafia nigeriana, nuovo arresto Blitz della polizia in via Sani

Ambra Prati
Mafia nigeriana, nuovo arresto Blitz della polizia in via Sani

In manette il 29enne Timoti Obiani, considerato affiliato al clan Supreme Vikings Al centro dell’inchiesta, partita da Bari, due gang in lotta per droga e prostituzione

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Uno dei corrieri ovulatori della stazione storica di Reggio Emilia era in realtà un affiliato della mafia nigeriana. Una ulteriore conferma dell’operatività delle organizzazioni criminali importate nella nostra città dal delta del Niger. A finire in manette, nell’ambito di una maxi operazione della Dda di Bari, è stato Timoti Obiani o Timothy Obinyan, 29 anni (ma anche l’età è presunta), nominativo fornito all’epoca del suo primo arrestato nel luglio scorso, quando è stato bloccato in piazzale Marconi con tre ovuli in pancia – per un totale di 33 grammi di cocaina – dopo essere sceso da un treno proveniente da Bologna.

Il monitoraggio continuo della Questura in zona stazione è tornato utile: quando la Squadra Mobile ha ricevuto l’ordinanza nei confronti del giovane nigeriano gli agenti si sono diretti a colpo sicuro nel parco di via Sani, dove sapevano che avrebbero trovato il 29enne, senza fissa dimora.

Secondo l’inchiesta il 29enne è un “archman”: il braccio operativo o gregario di un “executioner”, un capo, in questo caso dei Vikings.

Obiani è uno dei 32 nigeriani raggiunti all’alba di ieri dalle misure cautelari eseguite in tutta Italia e all’estero perché appartenenti a due clan mafiosi nigeriani. Gli indagati, tutti nigeriani, sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata, a vario titolo, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla tratta di essere umani, riduzione in schiavitù, estorsione, rapina, violenza sessuale, lesioni e sfruttamento della prostituzione.

L’inchiesta è partita da una lettera inviata alla polizia dal pastore di una comunità religiosa del Cara (il centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari-Palese), che ha riferito come il Cara fosse la base operativa di gang in lotta fra loro: «Vi prego aiutateci, le nostre vite sono in pericolo».

Due i clan individuati, operanti nel quartiere Libertà di Bari: “Supreme Vikings Confraternity - Arobaga” e “Supreme Eyie Confraternity”, ciascuno con una struttura, oltre a un patto di non concorrenza con la criminalità barese.

Secondo la Procura antimafia i loro affari seguivano il principio delle “3 D”: donne, denaro e droga, ovvero sfruttamento della prostituzione per i contanti da reinvestire nella droga. Tra i capi anche tre donne, aguzzine delle connazionali avviate sulla strada: proprio dal tentativo di ribellione di una delle vittime il 22 marzo 2017 scoppiò una violenta rissa all’interno del Cara. Ma anche estorsioni e accattonaggio, con decine di connazionali davanti ai supermercati obbligati a versare una percentuale al clan. La struttura ricalca quella della mafia italiana per suddivisone gerarchica dei ruoli, rituali di affiliazione, ricorso all’intimidazione. L’indagine ha preso in esame il periodo dal 2016 al primo semestre 2018; nel frattempo gli affiliati si sono sparsi per l’Italia e per l’Europa, alcuni sono stati rintracciati in Germania, Olanda e Malta. —





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