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correggio, il processo 

Spari e gelosia, tre anni di pena al 35enne che ferì un parente

Tiziano Soresina
Spari e gelosia, tre anni di pena al 35enne che ferì un parente

La difesa: « Non voleva uccidere e per sbaglio colpì al campo nomadi il familiare» L’imputato si scusa, resta ai domiciliari. L’apprensione dei familiari in tribunale 

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Nessuna tensione – ieri mattina, in tribunale a Reggio Emilia – ma solo l’apprensione (per l’entità della condanna in arrivo) fuori dall’aula di una ventina di familiari dell’imputato 35enne Teres Grisetti che il 20 aprile scorso, nel campo nomadi di via Sinistra Tresinaro, (a Correggio) aveva sparato per motivi di gelosia, colpendo al femore un 32enne.

Una vicenda inizialmente complicata, perché lo sparatore era fuggito e per tre giorni aveva fatto perdere le proprie tracce, convinto però in quelle ore tesissime dall’avvocato difensore Liborio Cataliotti a costituirsi in questura e consegnare l’arma.

Il movente dello sparo è legato alla contesa per una donna, il cui compagno era andato al campo nomadi correggese – spalleggiato dai familiari – per una resa dei conti con Grisetti.

Una zuffa effettivamente avvenuta e terminata con l’allontanamento dell’avversario. Grisetti, una volta liberatosi, aveva preso la pistola sparando prima in aria (per fare desistere i parenti dell’avversario ancora presenti) e poi contro l’auto del rivale che aveva già preso il largo. Ma per di più uno dei colpi aveva colpito il terreno per schizzare di lato, colpendo una terza persona che si trovava poco distante e che – paradossalmente – è un parente di Grisetti e non c’entra nulla con quella resa dei conti amorosa.

Ma proprio su questa dinamica la difesa di Grisetti era riuscita a far derubricare il reato da tentato omicidio in lesioni gravi e la decisione del gip Luca Ramponi era valsa il passaggio dal carcere agli arresti domiciliari per l’imputato.

Il pm Giacomo Forte – titolare dell’inchiesta – aveva poi impugnato il provvedimento, ma il Riesame confermerà l’imputazione e i relativi arresti domiciliari.

A poco meno di otto mesi dai fatti, ieri Grisetti è stato giudicato con rito abbreviato (quindi con sconto di pena di un terzo) dal gup Dario De Luca.

Il nomade è accusato non solo di lesioni gravi, ma anche di ricettazione, in quanto la pistola che aveva usato risultava rubata. L’imputato si è detto pentito: «Chiedo scusa per quello che ho fatto».

Il pm Forte ha chiesto tre anni di reclusione.

Da parte sua l’avvocato Cataliotti ha chiesto l’esclusione dell’aggravante sia dei futili motivi, sia della recidiva facendo leva sul comportamento del suo assistito che ha fatto ritrovare l’arma. «Il colpo esploso – ha rimarcato il difensore – non era mirato a uccidere, aveva attinto il 32enne per sbaglio».

Richieste difensive accolte dal gup De Luca, trovandosi in linea come calcolo della pena con quanto proposto dal pm Forte. Ora Grisetti finirà di espiare la condanna agli arresti domiciliari. Ad attenderlo fuori dall’aula non pochi parenti che erano in apprensione per il congiunto, temendo che potesse essere ripristinata l’accusa iniziale di tentato omicidio, il che avrebbe portato ad una condanna ben più pesante. Ma non è stato così. —



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