A Bibbiano c’è voglia di tornare alla normalità «Iniziamo a vedere la luce in fondo al tunnel»
Dopo la decisione della Cassazione sul sindaco Carletti, le reazioni dei cittadini davanti al municipio diventato uno dei simboli dell’inchiesta
IN PIAZZA
nicola fornaciari
È stato il primo vero giorno di inverno – quel giorno in cui le temperature scendono per la prima volta dell’anno sotto i cinque gradi – quello che ieri a Bibbiano ha accolto la sentenza della Corte di Cassazione con la quale Andrea Carletti, sindaco sospeso da fine giugno dall’incarico e al centro delle accuse nell’inchiesta “Angeli e Demoni”, è tornato un uomo libero.
E, dopo un mese quasi ininterrotto di pioggia è arrivato, adesso con il freddo il cielo è diventato sereno.
Fa freddo anche in via Venturi, davanti al Municipio, dove il transito di persone, solitamente molto più intenso, questa volta è meno numeroso: poche persone, la zip della giacca tirata fin sopra il mento e poca voglia di parlare. Poca voglia di parlare, sì, perché dopo lo scoppio dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sui presunti affidi in Val d’Enza Bibbiano si è trovata catapultata in una dimensione nazionale che non le appartiene, senza essere pronta né, per costituzione della sua comunità, adatta.
Tra un negozio di ortofrutta, pizzerie d’asporto e pasticcerie, il paese culla del Parmigiano-Reggiano, che mostra una comunità tipicamente operosa e tipicamente emiliano, dopo cinque mesi sotto i riflettori prova quindi a tornare a quella normalità che finora è stata negata.
«Finalmente a Bibbiano si torna a respirare libertà, dopo un periodo di scombussolamento possiamo tornare tranquilli – ci ha detto Thomas Franzoni, ragazzo timido, abbassando lo sguardo, ma senza nascondere la voglia di parlare – In paese la maggior parte delle persone ha accolto in maniera positiva il ritorno di Andrea, è una buona persona e nonostante tutto quello che gli è successo, sapevamo che sarebbe tornato».
In effetti, tra le persone che abbiamo avuto la possibilità di intervistare, oltre alla solidarietà che abbiamo constatato nei confronti di Carletti, l’aspetto più preponderante è il bisogno di normalità che Bibbiano, circa diecimila anime, esige dopo mesi di polverone mediatico.
«C’è sicuramente qualcosa che non va, ma di lì a criminalizzare tutto un paese ne ce ne passa – sostiene invece Patrizia Franzoni, che ricorda senza nominarlo lo “show” di Salvini a Pontida, rivelatosi poi un fake – Come sempre in queste occasioni ci sono stati sciacalli che hanno approfittato di quello che è successo in tutta Italia, compreso chi, da un palco di un comizio politico, ha detto che stava riconsegnando una bambina sottratta alla famiglia qua, quando invece è capitato in un’altra regione, governata, per altro, non dal Pd. Solo ora cominciamo a vedere la luce in fondo il tunnel».
È una comunità che si stringe intorno ad Andrea Carletti, quella di Bibbiano. Lo chiamano il «nostro sindaco», come Eva D’Angelo che proprio davanti al municipio ci ha detto: «Lo riaccoglieremmo a braccia aperte, sono qua a Bibbiano da tre anni e lui è sempre stato presente per i cittadini, non ci ha mai lasciato».
«Carletti è una brava persona, lo ha già dimostrato. Le opposizioni hanno fatto un gran caos, Andrea però è una figura positiva, lo stimo, da Bibbianese Doc», si unisce al coro Roberto Vergalli, un uomo sulla settantina, nato e vissuto nel paese emiliano.
E così la pensano anche molti cittadini, che – non negando la legittimità dell’inchiesta – hanno difeso a spada tratta il proprio sindaco. «È stato ingenuo, si è fidato troppo dei suoi collaboratori, ma è una brava persona» affermato Loris Riccò, avventore di una pizzeria d’asporto.
«Ho sempre creduto in lui, lo conosco personalmente È sempre stata una persona di cuore. Questi mesi sono stati davvero una brutta botta. La colpa, comunque sia andata, non è di certo dei commercianti o degli abitanti di Bibbiano». Ci ha detto, voce nel coro, Naausica Viani, titolare della pasticceria di via Rosemberg. —
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