Così lo scandalo degli affidi è diventato (con regia) la bomba nazionalpopulista
Dalle incursioni dei leader dei partiti all’invenzione di #parlatecidibibbiano fino ai selfie in piazza Cinque mesi e passa vissuti pericolosamente. L’unica condanna? Al frastuono d’una guerra
Per immagini
stefano scansani
Non è finita. Non si preoccupino le vittime (bimbi, madri, padri) e neanche le categorie di operatori coinvolte loro malgrado nella grande e cieca idrovora che il furor di popolo ha voluto chiamare “Bibbiano”.
Non si preoccupino i politici nazionalpopulisti che tra la fine di giugno e martedì sera hanno brandito lo sventurato titolo dell’inchiesta come una tragedia italiana, un maglio sotto il quale spappolare il sistema emiliano-romagnolo che s’approssima alle elezioni regionali. “Angeli e Demoni” l’hanno chiamata gli inquirenti, neanche fosse una parodia valpadana di un thriller di Dan Brown.
Non è finita con la restituzione della libertà al sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, che si è autosospeso dal Pd.
Non è finita, perché dovranno essere chiuse le indagini, i pubblici ministeri dovranno chiedere il rinvio a giudizio degli indagati, ci sarà un processo, verranno pronunciate le arringhe e le requisitorie e infine una corte emanerà le sentenze. È così che la strumentalizzazione, la speculazione, il distorcimento, l’opportunismo carburano la piazza, mentre la Giustizia procede col suo passo indipendente. Nel percorso accidentato degli oltre cinque mesi che i soliti specialisti della macchinazione hanno voluto chiamare “Bibbiano”, non solo quel paese della Val d’Enza, non solo il territorio reggiano o l’obliqua Emilia Romagna sono stati provati dallo scandalo, ma l’intero Paese ha sperimentato quanto lo sfruttamento politico di una vicenda gravissima abbia compiuto un salto di qualità, anzi, preciso, un salto nel decadimento.
BAMBINI e propaganda
I bambini, quali protagonisti vittime degli affidi sotto inchiesta, sono diventati il vexillum delle opposizioni. La bandiera, i soggetti di propaganda a volte bestiale, frequentemente barbarica e ogni tanto contraddittoria.
È il caso del frastuono prodotto inizialmente dal Movimento 5 Stelle, quand’era al governo, quando stava contrattualizzato con la Lega. Frastuono allora concorrenziale con Salvini, poi divenuto fruscio quando quell’esecutivo s’è sfasciato in agosto, e i pentastellati hanno stretto alleanza con chi governa a Bibbiano, a Reggio, in Emilia Romagna. Il Pd. Il mondo fuori è cambiato mentre il sindaco di Bibbiano era chiuso in casa ad Albinea: è caduto un governo e se n’è fatto un altro, il Pd (assai tiepido sulla questione) si è ri-scisso con Matteo Renzi creatore di Italia Viva, Lega all’opposizione, Movimento 5 Stelle nell’esecutivo, trasmutato...
PROPAGANDA ONDIVAGA
La propaganda è ondivaga e la memoria degli italiani sempre più corta, spaccata. Confusa quanto gli attori del caso degli affidi in Val d’Enza e la sua connotazione complessa: le vittime sono minori, quindi di loro il pubblico dominio deve conoscere nulla; le famiglie alle quali sono stati sottratti devono o dovrebbero essere responsabili di pesanti manchevolezze o abusi, ma a loro volta si dichiarano vittime del sistema distorto e pretendono la restituzione dei bambini; tutti questi genitori sull’onda dello sdegno nazionale hanno la stessa pretesa: rivogliono i figli; tutti gli attori non possono chiamarsi fuori dalla vicenda, anche il Tribunale dei Minori di Bologna essendo i giudici i periti dei periti; la risonanza dell’inchiesta (l’effetto è quello di una percussione) chiama in causa l’amministrazione dell’assistenza dell’Unione della Val d’Enza e gli operatori là impegnati, quanto la società Hansel e Gretel destinataria di tanti incarichi...
Infine il caso mette in rilievo dei ruoli dirigenziali rispetto alla politica; il caso penetra direttamente nella cruda e più larga polemica sul riconoscimento e quindi l’affidamento a coppie omosessuali o arcobaleno; infine la vicenda compromette insensatamente il nome del paese di Bibbiano, mina la reputazione di intere categorie professionali (assistenti sociali, psicoterapeuti), mortifica impiegati e funzionari, il clima favorisce gli insulti, le mortificazioni e le minacce.
gesù e forza nuova
Mi pare il caso, oggi, di collazionare una serie di immagini che hanno contrappuntato gli oltre 5 mesi di “Bibbiano”. Nome che in questo caso e con consapevolezza di chi scrive deve essere solo e soltanto quello del paese. Non la sua eccezione, non la sua trasformazione in aggettivo o sinonimo, o riferimento così diffuso e sospinto d’avere richiamato nel mitico luogo d’origine del Parmigiano Reggiano e per caso degli affidi in Val d’Enza, il verticismo della politica italiana, il bagno dei selfie di Matteo Salvini, la visita di Giorgia Meloni, l’occupazione dei manifestanti della destra più o meno estrema (non ne vedevano l’ora) del monumento alla Resistenza.
È capitato di tutto: dalle manifestazioni giuste e attese, alle incursioni nel municipio di gente in divisa da milizia, i manifesti, gli adesivi, gli striscioni di Forza Nuova fatti ritrovare ovunque, l’intervento di un “predicatore”, la contestazione degli ultracattolici che tirano in ballo Gesù Cristo e i fanciulli, sino alla creazione artata dello slogan #parlatecidibibbiano più guerresco di strada e di social che indirizzato alle aule di giustizia.
Questa storia non finita è il segno dei tempi dove il fumettista evoca le streghe e l’uomo nero e un’istituzione (la Regione Piemonte) equipara la verità su Giulio Regeni alla questione “Bibbiano”. In attesa di un processo, l’unico verdetto emesso è quello sul frastuono d’una guerra. Extragiudiziale. —
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