E adesso Carletti è pronto a tornare sindaco a Bibbiano «Voglio la verità»
Le prime dichiarazioni dopo la decisione della Cassazione I suoi legali: «Una breccia per far luce sulla vicenda»
«Quando si ha la coscienza a posto si trova la forza per andare avanti. Non ce l'avrei mai fatta senza il sostegno della mia famiglia, degli avvocati, di tantissimi cittadini bibbianesi, di tante persone che mi hanno manifestato fin dal primo giorno il loro sostegno, la loro solidarietà».
Sono le prime parole rilasciate pubblicamente dal sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, all'indomani della decisione della Corte di Cassazione di revocare la misura cautelare alla quale era sottoposto, ovvero l'obbligo di dimora ad Albinea, suo comune di residenza. «È un primo passo molto importante e significativo, non solo da un punto di vista umano ma anche da un punto di vista politico istituzionale».
LA CORTE SUPREMA
Carletti resta indagato nell'inchiesta sui presunti affidi illeciti di minori in Val d'Enza. Ma ora è libero. Nella tarda serata di martedì, infatti, la Suprema Corte si è pronunciata, accogliendolo, sul ricorso del primo cittadino per la revoca delle misure cautelari emesse nei suoi confronti, ovvero l'obbligo di dimora nel comune di residenza (Albinea), provvedimento disposto in Appello e che ha sostituito gli arresti domiciliari a cui Carletti è stato sottoposto per quasi tre mesi (dal 27 giugno al 20 settembre). Carletti, accusato di falso ideologico e abuso d'ufficio, può tornare alla guida del comune di Bibbiano: la Prefettura lo aveva sospeso dal ruolo di sindaco sulla base della sussistenza della precedente misura cautelare dei domiciliari, non più in essere. E, di conseguenza, la sospensione è automaticamente decaduta.
LE PRIME PAROLE
Il sindaco di Bibbiano ha parlato con i cronisti davanti allo studio legale di Giovanni Tarquini, uno dei suoi difensori insieme all’avvocato Vittorio Manes, ringraziando la «reazione con grande forza e con grande dignità della mia giunta, dell'intero consiglio comunale di Bibbiano, della mia comunità politica».
IL RITORNO
«Tornare in Comune? Ho appreso proprio in questo momento la decisione del prefetto, nei prossimi giorni chiaramente con la dovuta cautela e la dovuta gradualità riprenderò il cammino interrotto il 27 giugno. Questo lo devo innanzitutto a chi a maggio mi ha rinnovato la sua fiducia».
Il sindaco ha annunciato che dopo questa dichiarazione tornerà in silenzio, «non tanto perché non abbia le mie cose da dire, ho tante cose da dire, ma credo che sia il doveroso rispetto nei confronti di chi ancora oggi sta conducendo le indagini, il doveroso rispetto nei confronti delle famiglie dei bambini coinvolti. Sono il primo a volere la verità su questa vicenda».
IL TOUR DE FORCE
Alle spalle Carletti si è messo una giornata pesantissima a Roma, in Cassazione, con i suoi due difensori. Perché martedì, come in tutti gli altri passaggi giudiziari, ha voluto essere presente, seguire passo dopo passo personalmente quanto stava accadendo in aula. La levataccia, la partenza dalla Mediopadana alle 6.40, il viaggio in treno con l’avvocato Giovanni Tarquini, l’arrivo in Cassazione, l’inizio dell’udienza alle 11 che si è conclusa in circa mezz’ora. Avrebbe potuto prendere la parola, ma non l’ha fatto in accordo con i suoi due legali. Poi il rientro sempre in treno e la lunga attesa del verdetto. Relativamente sereno per tutto il giorno, nel momento dell’avvenuta cancellazione della misura restrittiva il sindaco può gioire dopo una montagna di tensioni. Un pianto liberatorio. Umana reazione. E, tanto per gradire, la “buona novella” arriva ai difensori prima dalla stampa (alle 21.26) che dalla cancelleria della Cassazione (il contatto poco prima delle 22)...
LEGALI A MUSO DURO
In una nota gli avvocati difensori Giovanni Tarquini e Vittorio Manes replicano con decisione e ad ampio raggio alle accuse e all’eco mediatica dell’inchiesta: «Pur dovendo attendere, doverosamente, le motivazioni della decisione, sembra desumersi che la Corte abbia ritenuto che le condotte contestate a Carletti, le modalità che le hanno caratterizzate, il suo contegno e più in generale le circostanze di questa vicenda, non giustificano alcuna misura cautelare. Non si è entrati nel merito delle contestazioni, ma dopo una campagna mediatica straordinariamente violenta e deformante sul “caso Bibbiano”, o persino sul “sistema Bibbiano”, sembra cominciare a chiarirsi che in questa vicenda, ancora tutta da verificare, i reati e le condotte contestate sono molto diversi fra loro, anche e soprattutto per ordine di gravità, e nulla hanno a che vedere le presunte irregolarità amministrative che, in tesi d’accusa, si contestano al sindaco Carletti rispetto alle “forzature” o ai presunti “abusi” nell’effettuazione delle diagnosi e nello svolgimento dell’attività terapeutica contestati a chi ha svolto quel servizio: fatti questi ultimi indubbiamente molti gravi, se venissero provati in giudizio, ma radicalmente diversi e distanti dalle presunte irregolarità amministrative nell’affidamento del servizio, e, si ripete, ancora tutti da verificare, tanto i primi quanto i secondi, nella pertinente sede processuale. Avere mescolato tutto in un unico contesto – concludono – è il frutto non solo di una evidente strumentalizzazione, ma anche di una semplificazione fuorviante, che spesso caratterizza i processi ad alto impatto mediatico: tutto viene appiattito, si annulla ogni distinzione tra protagonisti, comprimari, comparse e semplici spettatori, in un unico giudizio di disvalore che deforma i fatti e sacrifica non solo la presunzione di innocenza, ma anche il principio di personalità della responsabilità penale». —
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