I pompieri in festa ma sotto organico
Il comandante Martino durante la ricorrenza della patrona «Volontari spariti in Appennino. Manca la metà dei dirigenti»
«In provincia abbiamo quattro funzionari tecnici: dovrebbero essere otto nove. Ne mancano oltre la metà». È questa una delle principali criticità dei vigili del fuoco di Reggio Emilia secondo il comandante Francesco Martino. Il corpo ieri ha festeggiato Santa Barbara, la santa patrona; in via della Canalina, dopo la deposizione della corona ai caduti, si è svolta una messa celebrata da don Vincenzo Miloro e la consegna delle croci al merito per anzianità, alla presenza delle autorità al completo (dal prefetto Maria Grazia Forte ai comandanti delle forza dell’ordine) e dei sindaci. Invitati quelli dei tre distaccamenti, era presente il solo Enrico Bini di Castelnovo Monti. Durante il rito non è mancato un augurio di pronta guarigione rivolto a Fortunato Rognetta, dirigente fino all’anno scorso, colpito da emorragia cerebrale mentre si trovava a Roma. È stata l’occasione per stilare un bilancio dei vigili del fuoco dell’anno trascorso.
I numeri dell’attività?
«Stabile il numero degli interventi complessivi, cioè seimila, in aumento dell’11% gli incidenti stradali e del 14% gli incendi. Quest’ultimo aumento dipende dal fatto che nei mesi estivi abbiamo avuto una serie di casolari di campagna in fiamme, molto impegnativi da spegnere».
Quei roghi erano dolosi?
«Da valutare. Di certo il fuoco non si appicca da solo».
Ancora una volta il tema della carenza dell’organico, in un autunno costellato da proteste sindacali. Mancano 32 uomini a livello provinciale. Perché?
«La carenza più pesante si fa sentire sui dirigenti. Si tratta di carenze croniche, comuni a tutta Italia perché le assunzioni non sono state sufficienti a coprire i posti vacanti, sebbene nell’ultimo decennio le assunzioni siano state fatte. Si viaggia su 1.000-1.500 forze nuove all’anno. Il sistema di assegnazione ci ha penalizzati: nell’ultima tranche di distribuzione a Reggio non è arrivato nessuno. Ora diversi ingegneri stanno ultimando la formazione: speriamo di vederci assegnati dirigenti e uomini».
Sui volontari?
«Luzzara è attiva al 100% ed è molto positiva. Invece i volontari della montagna, cioè di Collagna e Villa Minozzo, non ci sono più e le sedi sono chiuse. Chi c’era ha preferito altri uffici. Purtroppo lo spopolamento dell’Appennino riguarda anche il corpo».
Progetto “Fire”, alias nuova sede alle vecchie Reggiane. A che punto siamo?
«Stiamo aspettando, a settimane, la conclusione dello studio di fattibilità, che dovrà essere valutato a Roma. È un progetto ambizioso e proprio perciò gli enti coinvolti sono molteplici: il Comune, l’Università, il Ministero, il Demanio. Oltre alla nostra struttura operativa è previsto uno stabile per la formazione; quest’ultimo potrebbe essere anche solo un involucro, per iniziare. Ma non facciamoci illusioni: oggigiorno ci vuole un decennio per costruire un edificio pubblico. A Reggio speriamo di vedere prendere forma al nuovo comando in un lustro».
Cosa vorrebbe sotto l’albero come regalo di Natale per i suoi uomini?
«Conservare l’entusiasmo che abbiamo oggi: è il motore che ci fa lavorare. Nulla di tangibile. In passato abbiamo lavorato in condizioni ben peggiori di quelle attuali». —
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