Indennità d’accompagnamento: «Ben 7mila domande all’anno»
Scagliarini (Inca-Cgil) replica alla polemica sulle troppe richieste respinte: «Mole di lavoro enorme e boom di malati oncologici. Non sono “no” sistemici»
BASSA REGGIANA. «Lo scoglio è che la Commissione che deve valutare le indennità di accompagnamento ha una mole di lavoro enorme. Quest’anno le domande complessive inoltrate in città e provincia, a fine novembre, sono state 6.300. In linea con l’anno scorso, 7mila, e con il 2017 (6.983). Il che pone un problema di tempismo». Così Cinzia Scagliarini, responsabile dell’Inca, interviene sulla polemica innescata dal dottor Massimo Comunale di Guastalla, che alcuni giorni fa, partendo dal caso di un suo paziente oncologico deceduto dopo tre domande respinte, aveva criticato l’operato dell’Inps: «Troppe le invalidità negative».
«Che le Commissioni siano additate da tempo come severe è notorio, ma personalmente non mi sento di definirli dei “no” sistemici», ha replicato Scagliarini dall’osservatorio privilegiato della Cgil, alla quale non tutti si rivolgono. La premessa è che i numeri reali sono di parecchio superiori. «E ho selezionato solo le richieste che teoricamente possono dare adito ad un beneficio economico», ha precisato Scagliarini.
Il punto è, secondo la responsabile Inca-Cgil, che «da ormai un triennio registriamo un aumento esponenziale di richieste. Agli anziani, popolazione sempre più in aumento, si sono aggiunti tantissimi minori perché la diagnostica si è affinata e perché le patologie riconosciute (dislessia, sindromi, autismo) si sono ampliate a dismisura. Senza contare il vero e proprio boom di malati oncologici, che rappresentano circa la metà delle domande totali presentate». Per questi ultimi Scagliarini ha assicurato che «i tempi sono brevi: nell’arco di uno o due mesi la pratica viene evasa». Per gli altri, in questo mare magnum di necessità, «può capitare l’errata valutazione della Commissione, ma sono pochi i casi che gridano vendetta. E ogni pratica è a sé stante, occorre entrare nel merito».
Semmai, secondo la responsabile, «dal punto di vista statistico la maggior parte delle richieste respinte è dovuta a documentazione carente; al momento in cui è stata presentata la domanda (spesso la fase acuta subentra con rapidità); ad alcune patologie non così evidenti da riconoscere, come ad esempio la demenza senile, anche perché le tabelle non vengono aggiornate da anni e nel frattempo la società è completamente cambiata».Difficoltà che si presentano soprattutto sul fronte anziani. «Succede che gli ultra 75enni, convocati in visita geriatrica all’Inps, vengano ritenuti “in forma” perché magari si vestono da soli. Umanamente capisco le famiglie, che quegli anziani devono comunque gestirli». Ma perché spesso si presentano una, due, tre domande? «Perché presentare ricorso è più lungo e complesso che rifare il tutto».
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