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la crisi 

Ancora non si ferma la fase recessiva di tutto il comparto metalmeccanico

Roberto Fontanili
Ancora non si ferma la fase recessiva di tutto il comparto metalmeccanico

A dirlo sono i dati congiunturali presentati ieri da Unindustria A risentirne saranno anche i molti posti di lavoro in provincia

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Il settore metalmeccanico reggiano ha fatto segnare nel terzo trimestre 2019 un rallentamento più elevato rispetto all’andamento nazionale, così come sono negative le stime per gli ultimi tre mesi del 2019. Nella nostra provincia, secondo i dati comunicati ieri da Unindustria, il confronto con lo stesso periodo del 2018 ha evidenziato nel settore metalmeccanico un calo della produzione del 6.2%, una diminuzione del fatturato del 5.5%, una contrazione dell’export del 7.1% e del 1.2% dell’occupazione.

Va leggermente meglio il quadro nazionale che vede il settore metalmeccanico registrare nel terzo trimestre del 2019 un calo della produzione dell’1% rispetto al trimestre precedente e del 2% rispetto allo stesso periodo del 2018. Una contrazione che tocca il 2.5% se confrontato ai primi nove mesi dell’anno precedente.

Ma a preoccupare gli industriali reggiani sono anche le prospettive dell’ultimo trimestre 2019 e per l’inizio del 2020, che restano negative. Mentre per avere un minimo di ripresa bisognerà attendere il secondo semestre 2020. La conferenza stampa di ieri del presidente del Gruppo metalmeccanico di Reggio, Sandro Bordoni, con a fianco Alberto Seligardi dell’ufficio studi e Alessandro Parma, responsabile relazioni industriali, è stata l’occasione per Unindustria per dettare le proprie condizioni in vista del rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro. Che, ha detto Bordoni, «deve proseguire sulla strada del rinnovamento intrapreso con il contratto precedente. Si tratta dell’unico percorso sostenibile per imprese e lavoratori».

Tradotto in soldoni, vuol dire un no secco ad aumenti salariali che non siano legati alla produttività. «O si rischia – ha sostenuto Bordoni – di andare ad impattare sull’occupazione». E proprio sul versante occupazionale che gli imprenditori reggiani prevedono un peggioramento, con la maggioranza delle aziende che ipotizzano un ridimensionamento della forza lavoro utilizzata. Che non si tradurrà in licenziamenti, ma in una riduzione dei turni partire da sabato, a un minor ricorso al lavoro interinale e un maggior utilizza della cassa integrazione.

Le ragioni della crisi che investe il settore metalmeccanico sono sovranazionali, ha spiegato Bordoni: «Dai fattori geopolitici in Medioriente, che possono impattare sul costo della materia prima, alla guerra dei dazi tra Usa, Cina ed Europa, salla Brexit fino ad arrivare in Italia e alla situazione dell’ex Ilva».

Una fase congiunturale che ha inciso anche sull’export che a livello nazionale nei primi nove mesi del 2019 ha fatto registrare un calo dello 0.8% medio e una contrazione del 2.2% verso la Francia e dell’1.4% verso la Germania. Paesi che da soli assorbono il 25% delle nostre esportazioni, ma il calo si è manifestato anche verso Turchia Cina. A preoccupare in particolare è proprio la diminuzione produttiva nel settore metalmeccanico in Germania che in un anno ha fatto registrare un flessione del 5% e che incide direttamente sull’automotive, lo snodo centrare le il nostro comparto provinciale.

Dai dati raccolti di Unindustria emerge infine un giudizio di preoccupazione per quanto riguarda gli ultimi mesi di quest’anno. Gli intervistati stimano “un calo del 4.8% degli ordinativi esteri e del 5.7 dell’occupazione”. Un giudizio che trova conferma anche nel dato della cassa integrazione che in tutto Italia ha fatto registrare un aumento del 58% rispetto all’anno precedente, superando in soli nove mesi le ore di cig di tutto il 2018. —



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