«Bisogna tutti rialzare la testa per sconfiggere la ’ndrangheta»
L’appello del giornalista della Gazzetta Tiziano Soresina in sala Prampolini durante la presentazione del libro che ha scritto sul maxi processo Aemilia
BRESCELLO. «I brescellesi devono rialzare la testa, la ’ndrangheta va sconfitta da tutti».
Questo l’appello di Tiziano Soresina, giornalista della Gazzetta di Reggio che giovedì sera, in sala Prampolini, ha presentato il suo libro “I mille giorni di Aemilia, il più grande processo al Nord contro l’associazione criminale (edizione Aliberti). In sala pochi cittadini brescellesi, in compenso molti amministratori e rappresentanti di sindacati e associazioni antimafia. La serata viene aperta dal sindaco Elena Benassi che spiega le azioni messe in campo dalla nuova amministrazione comunale in fatto di legalità. Accanto a Soresina è seduto Massimo Mezzetti, assessore regionale alla Legalità. La presentazione del libro è l’occasione per mettere l’accento su alcune questioni che riguardano Brescello, a partire dal delitto di Giuseppe Ruggiero (nel ’92) fino ad arrivare ai beni sequestrati a Francesco Grande Aracri e Alfonso Diletto, passando da Paolo Signifredi, ex patron del Brescello Calcio nel 2003 e definito “il commercialista” del clan, per non parlare della sottovalutata relazione di un vigile urbano su un caso che riguarda sempre Grande Aracri ed ora al centro di un processo, nonché degli 8 fascicoli aperti in Procura dopo lo scioglimento del Comune per mafia e di cui si sono perse le tracce (reati prescritti?) .
Si è parlato anche di banche che elargivano facilmente soldi a “nullatenenti” e imprenditori compiacenti che volevano risolvere la crisi con i “servizi” della mafia che finivano poi in estorsioni o in cessioni forzate di aziende. «Brescello nel maxiprocesso Aemilia viene spesso menzionato e ricorre 45 volte nel libro, qualcosa certamente vuol dire – ha detto Soresina – e questo dovrebbe suscitare tra i cittadini una seria riflessione». L’assessore Mezzetti ha aggiunto: «Dopo il processo Aemila non è più ammessa l’ignoranza da parte degli amministratori. È stato un grave errore non collegare i vari fatti avvenuti a Brescello. Questa incapacità di leggere il fenomeno ’ndrino è stato pagato a caro prezzo». Soresina ha voluto aprire un dialogo con i brescellesi presenti: «C’è il grande problema dei beni sequestrati. Nella nostra provincia sono 139 gli immobili sequestrati alla cosca, di cui 33 confiscati definitivamente a Brescello. Beni assegnabili ed utilizzabili che possono e debbono tornare alla comunità brescellese».
Il vicesindaco Stefano Storchi, così come aveva fatto nella seduta di consiglio del giugno scorso, ha espresso la volontà del Comune di Brescello di giungere all’assegnazione, valorizzazione e gestione dei beni confiscati nonostante le difficoltà causate spesso dai passaggi di alcuni interlocutori. Da segnalare il botta e risposta da parte del vicesindaco Storchi e Catia Silva esponente della Lega che aveva denunciato la presenza della ’ndrangheta nel paese di Peppone e don Camillo e che ha accusato l’amministrazione «di non darle sicurezza» e ha aggiunto «voglio rispetto per me e i miei familiari. Sono stanca di essere additata dalla gente». Immediata la replica di Storchi: «Questa amministrazione è dalla parte della legalità e collabora con le forze dell’ordine, facendo delle segnalazioni». Oltre due ore intense, con vari interventi per capire come uscire dallo scacco mafioso. —
M.P.
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